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Così cambia il mondo del trading

Andrea Monti

NEW YORK – Dall’altra estremità dell’Atlantico, Andrea Monti, contitolare della SOGESE all’interporto Vespucci di Guasticce, ha toccato con mano l’evoluzione della logistica mondiale, con le sue corse in avanti ma anche con le sue aree d’ombra. Il focus della sua azienda sono i contenitori. Proviamo a capire anche noi, dal punto di vista di un operatore che vive quotidianamente la sua battaglia, e non solo da parte di un istituto di ricerca più o meno asettico.

Prima domanda: dopo la “tempesta perfetta” dei mesi scorsi, il mercato è ancora in fibrillazione?

“Se parliamo dei noli, sembra che si stiano lentamente stabilizzando su quote meno estreme. Oggi un 40’ va sui 220/2500 dollari tra Cina ed Europa, soltanto il 30% in più di prima pandemia. Il che sta innescando una maggiore competitività per le compagnie dello shipping, per le quali il periodo d’oro sembra al momento tramontato malgrado la domanda di imbarco ci sia, ma parlare di stabilità assoluta è ancora prematuro. E sul prossimo futuro incideranno anche altri interrogativi, come il progressivo ingresso di nuove fullcontainer per quasi 8 milioni di Teu.”

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Che tipo di interrogativi può porre il rinnovo della flotta mondiale dei Teu?

“Poniamocene uno: le nuove navi declasseranno quelle attuali, che costeranno meno e non andranno tutte in demolizione, ma si dedicheranno a nicchie o a traffici più ridotti, ma rimanendo sul mercato. Così i container vecchi, che innescheranno a loro volta un altro circuito. Dobbiamo abituarci a un mercato in evoluzione ma anche secondo linee che non sono tutte prevedibili. In sostanza, il mondo del trading e dello shopping sta radicalmente cambiando”.

Lei è reduce da uno dei suoi viaggi di lavoro negli Usa. Continua ad essere il mercato di riferimento per l’Europa?

“Lo è ancora e credo che lo rimarrà, perché si tratta di agire su canoni collaudati e conosciuti. Però anche negli Usa ho trovato una crescente attenzione, e pure apprensione,  per lo svilupparsi di un circuito in fortissima crescita, che è quello del Far East Asiatico. Per molti verso l’asse dei grandi traffici sta spostandosi tra Cina, India, Russia e Turchia, quest’ultima come lembo Occidentale dell’Oriente. C’è un chiaro indirizzo a sviluppare questo trading Orientale coinvolgendo anche i paesi in via di sviluppo, con propaggini dell’espansione cinese non solo verso l’Africa ma anche l’America del Sud. La guerra in Ucraina ci sta facendo dimenticare che la Russia ha le più importanti risorse naturali nel campo delle fonti energetiche fossili: quale risorse che oggi fanno marciare tutto il mondo industrializzato. L’asse economico-politico tra Russia e Cina sta modificando molte realtà e l’Europa sembra ancora incerta sul come reagire”.

Un quadro problematico dunque. Ma la sua analisi è condivisa dal mondo italiano della logistica?

“Credo che stia diventando chiaro per tutti. Una riprova c’è stata proprio la settimana scorsa alla fiera di Mosca (dal 14 al 16 aprile, n.d.r.) dove il numero delle imprese partecipanti non è mai stato così alto e significativo. Non solo paesi della sfera d’influenza russa e cinese ma anche di paesi africani, Sud-americani e dell’area del Pacifico, oltre che del Nord Europa. La recente presa di posizione del presidente francese Macron, che ha invitato a svincolarsi dalla sudditanza degli Stati Uniti, è stata aspramente criticata nel mondo Occidentale ma ha la sua logica. E ha invitato l’Ue a fare una scelta finalmente unitaria e concreta nei confronti di quell’asse Cina-India-Russia che sta diventando una realtà primaria.”

Ultima domanda: in questo mondo che sta correndo ovunque a riarmarsi e ad agitare lo spettro di ulteriori guerre – si veda la crisi di Taiwan per citarne solo una delle più delicate – che spazio hanno le strategie del trading?

“Le guerre moderne hanno avuto e continuano ad avere, come si legge nei report degli analisti più accreditati, motivi economici di fondo. Una politica più equilibrata sulle risorse, sugli interscambi tra paesi e addirittura tra continenti, e una visione non a blocchi ma ad aperture, non potrebbe che essere la terapia giusta. Ma noi operatori non possiamo che sperare ed adeguarci alle realtà, che ci piacciano o no”. 

(A.F.)

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Pubblicato il
19 Aprile 2023

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