L’Apocalisse Now
LIVORNO – In questi giorni di tragica guerra sul suolo d’Europa, viene spesso da chiedersi se i quattro cavalieri dell’Apocalisse preannunciati dalla Bibbia – guerra, pestilenza, carestia, morte – stiano davvero galoppando sulle nostre teste. L’immagine qui sopra può disturbare: ma richiama concretamente a una realtà che ancora nel nostro paese si fa fatica ad accettare. E che invece sta sconvolgendo pianificazione delle imprese, progetti che sembravano già avviati, certezze e anche famiglie di migliaia di lavoratori.
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I nostri quattro lettori – quelli cioè che non si accontentano di scorrere le notizie nude e crude sul cellulare ma ci chiedono di capirne di più – provano a guardare oltre l’orizzonte. Oggi ci proviamo anche noi, con una intervista immaginaria (ma non troppo) con un personaggio che lavora in campo militare a livello mondiale e che ovviamente non potrebbe dire quello che gli stiamo mettendo in bocca. Seguiteci, è un esercizio di realpolitik di cui ovviamente mi assumo le responsabilità.
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L’INTERVISTA IMMAGINARIA
Ingegner X, dal suo osservatorio che è certo coinvolto, come vede i pericoli per l’Italia da questa feroce guerra in atto?
“Vedo che stanno venendo al pettine gli errori strategici della politica di difesa nazionale, nella quale abbiamo sprecato enormi risorse per strumenti che ci servirebbero – e comunque spero non ci servano – assai poco. Errori dovuti in parte a chi ha comandato certe scelte, come l’acquisto di aerei da combattimento costosissimi ma mai in grado di assicurare un vero ombrello protettivo all’Italia; e in parte al disinteresse e all’idiosincrasia della classe politica su tutto quello che profuma di militare”.
Nel concreto, qualche esempio?
“Mi chiedo se è logico, per un paese la cui economia anche di sopravvivenza è fondamentalmente legata al mare, trascurare settori come l’underwater, nel quale siamo presenti solo con un pugno di sottomarini di progettazione tedesca, avendo totalmente trascurato quelle che erano le nostre eccellenze nei piccoli mezzi d’assalto e di difesa. Dovremmo invece tenere molto di più alla padronanza e al pattugliamento subacqueo, non solo per difendere le nostre coste e i nostri porti, ma anche le arterie che ci portano quanto è vitale per la nostra gente”.
Ingegner X, può essere più chiaro?
“Farò un esempio. Come tutti sanno, oggi dipendiamo per il 90% dal mare per export e import. Inoltre è dal mare, anzi sotto il mare, che ci arriva la quasi totalità del gas non russo: dall’Algeria, dalla Libia, attraverso il gasdotto dell’Adriatico. Ebbene, se la Russia decidesse di tagliarci le sue forniture, questi gasdotti sottomarini diventerebbero più che vitali per noi. Ma basterebbe sabotarli in acque internazionali per metterci letteralmente al freddo e alla fame.
E che tipo di vigilanza sottomarina noi possiamo fare su queste vitali arterie? Mi risulta che da anni ci siano state proposte per mezzi specializzati nazionali, già adottati in altri paesi Nato, ma che siano rimaste nei cassetti. Non voglio dire altro: ma auguriamoci di non doverci mai pentire di queste ed altre cecità dalla nostra classe dirigente”.
Antonio Fulvi
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