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Per chi suona la campana

LIVORNO – “E non chiedere mai per chi suona la campana: suona anche per te”. Forse lo ricorderete, anche perché la frase del predicatore americano Jon Donne diventò il titolo di uno dei più famosi libro di guerra di Hernest Hemingway sulla guerra civile spagnola. Oggi, nella quasi-guerra di Ucraina (quasi perché ipocritamente coinvolge solo Ucraina e Russia: ma di fatto sembra la soglia di ancora già spaventose ipotesi) la campana suona anche per tutti noi.

In campo logistico, si sono fermati buona parte dei convogli ferroviari che nella quasi – via della Seta collegavano ormai quotidianamente la Cina all’Europa. Sono chiusi cieli agli aerei russi e la stessa compagnia di bandiera russa da ieri via solo sugli scali interni.
Il porto di Odessa ha chiuso le sedi delle grandi compagnie europee dei container ed è – al momento in cui scriviamo – sotto assedio. Si parla di un convoglio ferroviario di armi leggere che da Trieste parte (è già partito?) attraverso Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia verso il confine tra Romania e Ucraina (report del generale Vincenzo Santo, già capo di stato maggiore della NATO in Afghanistan). Nell’economia nazionale il conto della guerra è già salato: è stato calcolato che ci costerà 90 miliardi di euro: yachts, turismo, materie prime, gas, benzina, generi alimentari… Limitiamoci alle dichiarazioni raccolte da due big della grande cantieristica da diporto.

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Ora – ha commentato su Daily Nautica Giovanna Vitelli, vice presidente del Gruppo Azimut Benettiè prematuro dire cosa accadrà. Un impatto sulla nautica certamente ci sarà. La Russia rappresenta il secondo grande mercato per la nautica dopo gli Stati Uniti, quindi inevitabilmente i numeri sono forti”.

Non sono in grado di prevedere cosa accadrà – ha ribadito Vitelli – ma ogni ora speriamo che i negoziati possano cambiare le sorti del conflitto, per cui non mi sbilancerei. Per il momento i feedback che abbiamo dai clienti sono abbastanza attendisti, cioè di non prendere decisioni ma di darsi un arco temporale per vedere che cosa succederà”.

Benetti, insieme cantieri di Marina di Carrara sembrano i più esposti al blocco dei megayacht russi.

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Oltre alla costruzione di nuovi megayacht, ricadute negative potrebbero interessare anche “l’indotto”, dal personale di bordo al settore del refit, come ha sottolineato Barbara Amerio, amministratore delegato di Permare, “penso che ci possa essere anche un impatto significativo – ha spiegato durante il convegno di Genova – sugli equipaggi di queste imbarcazioni e anche sulla parte refitting”.

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Inutile nascondere che i russi sono tra i principali armatori di superyacht. “Quello russo – ha ricordato Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa Yachtsè un mercato importante per la grande nautica, basti pensare che fra gli uomini ricchi della Russia il 50% si fa costruire una barca. L’impatto più importante, se ci sarà, lo si vedrà sulle barche grandi. Ci sono tantissimi clienti russi che comprano barche più piccole ma l’impatto grosso si avrà eventualmente su quelle di dimensioni maggiori, anche se l’Italia ha una fetta di mercato russo molto più piccola rispetto al Nord Europa”.

Infine dal cantiere Sanlorenzo qualche assicurazione, sul fatto che le sanzioni agli oligarchico mettono a rischio il proprio bilancio in quanto riguardano solo due yachts peraltro ad oggi regolarmente pagati.

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Intanto a Livorno è arrivato lunedì scorso il viaggio della prima carovana della solidarietà che dalla Sardegna ha raggiunto il confine tra la Polonia e l’Ucraina per recuperare i profughi. La prima carovana sarda – sotto l’egida dell’unione interparlamentare per l’amicizia tra Italia e Ucraina e guidata dal presidente del gruppo, il deputato e coordinatore sardo di Forza Italia Ugo Cappellacci con il console onorario dell’Ucraina nell’Isola Anthony Grande – dopo avere portato medicine e altri beni di conforto è rientrata in Italia con circa 60 bambini, molti orfani tra i 6 e i 12 anni, e una ventina di donne. Insieme a materiale medico anti-Covid e dopo i tamponi ai profughi, la prima carovana è imbarcata nel terminal della Darsena Toscana di Livorno sulla “Cruise Sardegna” della Grimaldi, sbarcata la mattina di ieri, martedì 8, nel porto di Olbia dove erano ad attendere i profughi.

La seconda, organizzata dai volontari della rete Anas della Sardegna e guidata da Claudio Cugusi, ha trasportato un carico di medicine e sta viaggiando con 80 persone divisi tra ambulanze e un bus dell’associazione Sos di Elmas. In questo caso è prevista anche una tappa a Trieste per lasciare dei profughi che proseguiranno il loro viaggio verso il Calabria e Puglia. 

Stasera tamponi e imbarco sulla nave della Grimaldi che sbarcherà domattina a Olbia dove, ad attenderli c’era il sindaco Settimo Nizzi e uno spettacolo di animazione per i più piccoli nel parco giochi di via Isola Bianca. In serata di ieri infine l’arrivo a Cagliari e l’accoglienza nella struttura che è stata velocemente individuata ed attrezzata.

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Pubblicato il
9 Marzo 2022

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