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Due miliardi nella flotta traghetti

Stefano Messina

ROMA – Due miliardi per rinnovare e rendere green le flotte dei traghetti del corto (500 milioni) e lungo raggio (1,5 miliardi), oltre un miliardo per lo sviluppo del cold ironing (l’elettrificazione delle banchine) nei porti e 3 miliardi per lo sviluppo della mobilità a idrogeno. Questi i numeri – riferiti dal presidente di Assoporti Stefano Messina in apertura dell’annuale assemblea – che danno il senso di una vera e propria virata nella politica marittima italiana, con il riconoscimento a questo settore di una valenza di infrastruttura strategica pari alla rete autostradale e ferroviaria del Paese.

È muovendo da questa considerazione, frutto di un’analisi dei contenuti del Piano Next Generation EU (risorse destinate all’Italia per 209 miliardi di euro) e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del governo italiano, che Stefano Messina ha rilanciato una vera e propria sfida per il mare.

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Non tutto però ha funzionato. L’assemblea poi è stata sospesa, e rinvita a data da destinarsi, per eccesso di collegamenti sul web che ha fatto “saltare” il sistema. Rimane però il testo della relazione del presidente Messina, che sarà di nuovo la base dell’assemblea quando sarà riconvocata.

La sfida per il mare – sottolinea Messina – è nei fatti e nei contenuti: una sfida del Paese, considerando che – come anticipato oggi da un’analisi di Assarmatori affidata a Nomisma e i cui contenuti nel dettaglio saranno illustrati a breve – ogni euro investito nel settore del trasporto marittimo ne genera altri tre nell’economia nazionale, così come un posto di lavoro creato nello shipping ne attiva circa quattro nelle aree contigue al settore.

“Motivazioni queste più che valide – ha sottolineato ancora Messina – per ottemperare alle indicazioni dell’Unione Europea che, nell’approvare il regime di aiuti del cosiddetto Registro Internazionale Marittimo, ha chiesto all’Italia di estenderne i benefici anche ai marittimi arruolati da imprese europee e imbarcati su navi battenti bandiere dell’Unione”.

“Gli sgravi contributivi sul costo del lavoro concessi dalla legge 30/98 (istitutiva del Registro Internazionale) – ha proseguito il presidente di Assarmatori – hanno permesso di invertire la tendenza negativa degli anni ottanta e di far crescere un’occupazione italiana che ora è tornata a stagnare. Oggi l’unica possibilità di crescita dell’occupazione marittima italiana è legata alla possibilità dei nostri marittimi di lavorare sulle navi armate dalle imprese europee e battenti bandiere dell’Unione. La Commissione Europea lo chiede e siamo convinti che questa modifica dell’impianto normativo porterà grandi sviluppi dell’occupazione”.

“Stanziamenti degni di un vero e proprio Piano Marshall per la flotta e ampliamento del regime del Registro rappresentano quindi – ha sintetizzato Messina – la grande, doppia, occasione per lo sviluppo del settore (il solo traffico crocieristico impatta per 13 miliardi sull’economia italiana generando 120.000 posti di lavoro) e quindi l’innesco di un effetto moltiplicatore sull’economia del Paese”.

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Pubblicato il
21 Novembre 2020

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