Barca confiscata al malaffare e intitolata ora a una vittima della mafia
Usata per la tratta di esseri umani: affidata alla Lega Navale

Un momento dell’evento
MESSINA. Era una barca a vela, un Bavaria Cruiser 45 lungo 14 metri denominato “Blue Angel”, utilizzato dalla criminalità organizzata per la tratta di esseri umani dalla Turchia. È stata sequestrata in condizioni critiche nell’agosto 2023 nel borgo siciliano di a Pozzallo, poi l’autorità giudiziaria l’ha confiscata e adesso l’ha reintitolata alla memoria dell’avvocato Nino D’Uva, vittima della mafia: ne ha fatto una “barca della legalità” affidandola alla sezione messinese della Lega Navale perché la usi per attività di pubblico interesse legate al mare.
A darne notizia è proprio l’ente pubblico che dalla fine dell’Ottocento si occupa di promuovere la cultura marittima e le tradizioni marinaresche. L’imbarcazione entra a far parte della “flotta della legalità” della Lega Navale Italiana: sono ormai ben 25 le unità operative lungo le coste italiane sotto il segno della campagna “Mare di legalità”, partita a fine giugno dello scorso anno dal porto di Ostia (Roma) alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Nino d’Uva – viene spiegato – è stato uno dei più noti avvocati penalisti del foro messinese della sua generazione: è stato tra i protagonisti nel secondo maxiprocesso agli esponenti delle cosche messinesi, esercitando la difesa degli imputati per associazione mafiosa «con rigore morale e professionalità». Dal quartier generale nazionale della Lega Navale si spiega che «su mandato del boss Gaetano Costa», l’avvocato è stato assassinato nel suo studio nel centro storico di Messina il 6 maggio 1986, all’età di 61 anni, perché «la sua strategia difensiva era stata ritenuta troppo blanda».