Porti e dintorni, quel che non va secondo Assiterminal
Continui cambiamenti di scenari, questa la mappa dei presidenti che scadono
GENOVA. «Ben si comprende che la “politica” debba fare i conti con equilibri e rapporti che vanno ben oltre i porti: la portualità è centrale, strategica, essenziale a seconda del contesto, del momento, delle priorità; con tutto quello che succede in giro per il mondo, le campagne elettorali che si susseguono in giro per l’Italia, le dinamiche di mercato, tutta questa centralità pare non godere sempre della stessa attenzione e efficacia». Assiterminal, l’organizzazione di categoria dei terminalisti, prende la parola per puntare il dito, sconsolata, contro il fatto che «anche il mese di marzo si avvia al termine, in una quaresima contraddistinta sempre dalle stesse tematiche: scadenze, attese e quotidianità».

Lo “scadenzario” dei presidenti delle istituzioni portuali italiane: elaborazione Gazzetta Marittima su dati Assiterminal
C’è un dato di fondo: la quotidianità non è più il tran tran sempre uguale a sé stesso, al contrario c’è «un costante cambiamento di scenari» e ogni regola di continuità degli affari «viene stressata dai più svariati fenomeni che incidono sulla nostra capacità di fare impresa». Per dirla con una frase a effetto: quasi quasi lo sconquasso per la crisi finanziaria internazionale del 2008 è stata «una passeggiata di salute se paragonato agli ultimi 4 anni». Anche perché, se gli operatori privati – viene sottolineato – si sono inventati il modo per “navigare” sul mercato e si sono dotati «di strumenti di “governance” sempre più flessibili (in termini di pianificazione, programmazione e capacità di reazione)», invece la parte pubblica «fatica ad adeguarsi».
A giudizio di Assiterminal, nei porti la “governance” funziona «se si è capaci di valorizzare la sua dualità, tra concedente e concessionario, attraverso il rispetto delle regole, da parte di entrambi». E non solo questo: serve anche «la condivisione degli impatti dei cambiamenti: ci riferiamo al noto tema del riequilibrio economico finanziario (bilaterale) che facciamo ancora fatica a far diventare un normale strumento e virtuoso strumento di partnership tra chi investe, opera, produce e chi concede, verifica e controlla».
«Prossimi alla Pasqua l’attesa di Godot si sfuma», dice l’organizzazione dei terminalisti: il riferimento è al fatto che di recente è stato richiamato (sull’autorevole “Shipmag”) l’azione del cardinale Siri come il soggetto capace di cucire un dialogo fra le parti «in un momento aspro del Porto di Genova».

Il logo dell’associazione di categoria dei terminalisti
Assiterminal avverte che tale modello di mediazione è «probabilmente irripetibile», ma forse «anche inutile»: siamo «in un contesto in cui, ribadiamolo, le regole e gli strumenti per una governance efficace – viene ribadito – sono scritti nelle norme vigenti al netto della dimostrazione che non bastano le leggi se poi non c’è la volontà, capacità, opportunità di metterle in pratica». Da tradurre così: magari servirà anche «una centralizzazione della visione, pianificazione, capacità decisionale, come diciamo da tempo», ma nel frattempo bisogna dire che «gli strumenti normativi a disposizione si possano sfruttare al meglio». Sarebbe stato utile perché, così facendo, magari «alcune situazioni conflittuali e di disordine in diverse portualità non si sarebbero verificate».
Capitolo scadenze: pure qui il controllo qualità «non è andato a buon fine». Intanto, a livello mondiale gli stati e giganti economico «giocano, a vario titolo, partite geoeconomiche e politiche anche sui porti e sulla logistica, tra dazi annunciati e riposizionamenti di “hub” produttivi, in Europa permangono le incertezze tra Ets e Omnibus annunciati». E in Italia? Figuriamoci: nell’opinione di Assiterminal – che pochi giorni fa ha messo in vetrina a Roma tre progetti strategici (digitalizzazione, elettrificazione di banchina e linee guida Esg) – si è in affanno a «fare sintesi per 11 Presidenti», e si discute ancora «di canoni concessori dopo la recente sentenza del Tar, di Piani regolatori, di transizione energetica (non solo “shore power”), di sostenibilità del prossimo bando sulla digitalizzazione».