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Il mondo sub e la nuova agenzia

Nella foto: Un drone di sorveglianza sub.

ROMA – Sta prendendo forma e contenuti di vertice l’agenzia per la sicurezza delle attività subacquee (Asas), creata due mesi fa alle dipendenze funzionali della presidenza del Consiglio. Avrà un direttore generale che «deve possedere requisiti di professionalità specifici in relazione all’ambiente subacqueo», nominato dal premier, su proposta del ministro della Difesa, sentito il ministro per il Mare. Restano a carico di ogni ministero – specifica una nota ufficiale per tacitare il settore – le competenze attribuite dalla disciplina vigente sulla dimensione subacquea.

«Siamo fra i primi Stati membri dell’Unione europea a fissare le regole sulle attività nell’ambiente sottomarino», ha commentato di recente il ministro Musumeci. «Un’esigenza prevista dal nostro “Piano del mare”, ma soprattutto avvertita dalla crescente antropizzazione della dimensione subacquea; non solo della ricerca e dell’impiego di risorse energetiche e minerarie, ma anche delle infrastrutture di comunicazione, a scopi scientifici o militari. Si rendeva quindi indispensabile stabilire procedure e regole per coordinare le varie attività e assicurarne lo svolgimento in un contesto di sicurezza».

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L’ASAS (da non confondere con l’analoga sigla che identifica le iniziative per lo spazio) si occuperà sia del campo militare – sottomarini, droni sub, controlli e difesa dei gasdotti e delle linee di comunicazioni e di gas sottomarine – sia di tutto quello che attiene anche la ricerca degli idrocarburi sulle nostre coste. Un campo che diventa ogni giorno più esteso e più importante, visti anche i recenti attentati alle condotte subacquee nell’ambito delle guerre e guerriglie in corso.

I compiti specifici sono indicati nei seguenti richiami.

1) gestire le interferenze per evitare incidenti che espongano a pericolo persone, mezzi e strutture. Si prevede l’obbligo per chi svolga attività subacquea in zone sottoposte alla giurisdizione nazionale di comunicare con un preavviso di 15 giorni dalla data di immersione;

2) autorizzare il passaggio inoffensivo di sommergibili in immersione nelle acque territoriali

3) definire standard minimi di sicurezza, con riferimento in particolare ai sistemi di estrazione di emergenza di persone da mezzi pilotati, nonché all’installazione di un trasponder e di sistemi di localizzazione subacquea, che devono possedere i mezzi subacquei non militari, operanti nelle acque interne, nel mare territoriale, nella piattaforma continentale e nella zona economica esclusiva. Sono in ogni caso ammessi mezzi che rispettano standard compatibili con quelli definiti dall’Agenzia.

Ciò, per consentire le operazioni di estrazione di emergenza: 4) definire regole tecniche per il comando e la conduzione dei mezzi subacquei 5) promuovere lo sviluppo della capacità nazionale di soccorso e estrazione di persone da mezzi subacquei civili incidentati 6) adottare linee guida per lo sviluppo di tecnologie subacquee 7) definire il percorso di formazione e i requisiti di idoneità psico-fisica dei lavoratori professionali, che, se italiani dipendenti di imprese italiane o se operanti nel mare territoriale, devono iscriversi in apposito registro tenuto dalle Capitanerie e essere muniti di libretto personale che attesta i presupposti per lo svolgimento delle attività professionali subacquee.

Il potere di vigilanza e sanzionatorio in relazione alle nuove norme introdotte è stato confermato in capo agli organi di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. 

Si ricorda che i soli fondali marini di tutto il mondo si estendono su una superficie di circa 361 milioni di km quadrati con una profondità media di circa 3.800 metri. Ad oggi, solo il 20% dei fondali marini è mappato con tecniche moderne e la cartografia è aggiornata per appena il 2%. Sono oltre 1,4 milioni i chilometri di cavi sottomarini e 1,2 milioni i chilometri di condotte offshore che si estendono lungo i fondali del globo, mentre 43 Paesi si sono dotati di mezzi subacquei, con 505 sottomarini schierati all’inizio del 2023. L’80% del commercio globale avviene via mare.

Pubblicato il
11 Gennaio 2025

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