Intelligenza Artificiale ed etica
Alla fine qualcuno se la doveva porre questa domanda: anzi, è logico che sia una domanda sempre più frequente e – come ci dice il lettore qui sotto – con una buona venatura di preoccupazione. Ecco quanto ci scrive il lettore Ludovico L. Sul web.
Avete riferito più volte delle iniziative legate alla cosiddetta IA, ovvero con una parola che mi convince poco, all’intelligenza artificiale. Io non sono molto addentro a questi temi, come del resto credo la maggior parte delle persone: ma se ne parla sempre di più anche negli ambienti di lavoro portuale e c’è chi si comincia a chiedere se davvero l’IA potrebbe integrare o sostituire la nostra umana e certo limitata intelligenza. Con una ulteriore preoccupazione: ma i buoni sentimenti “umani”, ovvero l’umanità delle scelte, il rispetto delle regole per la buona convivenza, tutto quello che noi definiamo come “vivere civilmente”, compreso l’aiuto ai meno fortunati eccetera: tutto questo insomma come può rientrare negli schemi positroni dell’IA perché il mondo sia migliore e non peggiore?
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Mammamia, che tema ci viene posto proprio all’inizio di un anno che vorremmo tutti più buono, più sereno, più…etico | Non siamo assolutamente in grado di disquisire su questo che è uno degli argomenti più dibattuti non solo dai filosofi ma anche e specialmente dai religiosi e dai tecnocrati. Decenni fa – forse l’ho già scritto in altre occasioni – uno scienziato/scrittore di fantascienza, Isaac Asimov, parlando di robot aveva inventato le “tre leggi” che inserite nei circuiti dei cervelli positronici doveva tutelare gli umani. Le tre leggi le ritrovare anche su Internet, citando Asimov. Eravamo ai primordi della robotica, ma c’era già una preoccupazioni. E oggi? Speriamo che la risposta non sia come quella nella vignetta francese che riprendiamo: risposta cinica che sembra ahimè adeguata a certi settori della tecnologia.
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