Livorno, l’odissea fondali
LIVORNO – È l’eterna lotta tra l’AdSP che deve pulire i fondali del porto e gli scarichi di fanghi e ramaglie che lo Scolmatore dell’Arno e il Canale dei Navicelli buttano in Darsena Toscana, specie dopo ogni temporale sull’entroterra.
Una lotta in cui, malgrado ogni impegno, continuano a vincere i fanghi che riducono i fondali nella strategica “conca” della Darsena Toscana, pressoché unica area delegata ai traffici con le navi maggiori.
Nella tabella che riportiamo all’interno, è fotografato lo stato dell’arte – se ci passate l’eufemismo un po’ sarcastico – dei fondali delle principali banchine.
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Come si vede, sono poche le aree del porto dove i fondali sono rimasti gli stessi rispetto al 2018, anno di riferimento: per le navi maggiori si sono persi anche mezzo metro di fondali, per gli accosti 20 e 21 oltre un metro e così via.
E tutto malgrado l’AdSP continui ciclicamente a raspare, anche con il contributo dei terminal. Come ben si sa, il problema non sarà risolvibile fino a quando non sarà tombato lo sbocco dello Scolmatore nella Darsena Toscana.
Problema vecchio, anzi vecchissimo. E le ultime indiscrezioni non sembrano positive: si parla di restaurare, e non sostituire come si era programmato, il vecchio ponte del Calabrone, quello che impedisce alle imbarcazioni dei cantieri sui Navicelli di uscire direttamente in mare.
Un blocco che ha costretto alcuni dei cantieri a cercare siti produttivi altrove (Civitavecchia ma non solo) e che continuerà ad essere sempre più proibitivo per lo sviluppo di grandi scafi, ma anche per la crescita della Gas and Heat, vera punta di diamante nella produzione di serbatoi criogenica e a breve anche per l’idrogeno. Eppure, malgrado le tante sollecitazioni, tutto tace.
(A.F.)
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