Wass, una storia tormentata

Nella foto: Il magazzino dei siluri Wass.
LIVORNO – Dunque Fincantieri è ormai “padrona” di Wass, l’ex silurificio Whitehead, poi diventato Motofides, poi ancora punta di diamante del sistema Leonardo per la produzione dei siluri Black Shark ma anche e specialmente nell’elettronica subacquea, nei droni marini e nei sistemi avanzati di monitoraggio subacqueo.
Sotto certi aspetti, si tratta di un passaggio quasi naturale, visto che la divisione militare di Fincantieri è in forte sviluppo e Wass ne appare la logica appendice.
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Sembra che lo stabilimento livornese sia stato valutato intorno ai 300 milioni di euro, e tenendo conto del fatto che l’elettronica del settore difesa in pochi anni sta aumentando il proprio valore in un crescendo rossiniano (gli ordini hanno sfiorato recentemente i 3 mila milioni di euro) c’è da sperare che il passaggio a Fincantieri si porti dietro anche uno sviluppo del complesso.
Certo, la storia dell’attuale Wass è abbastanza singolare. Nata come silurificio dopo che la prima Whitehead fu trasferita da Trieste dove era nata, è stata di proprietà anche di Fiat che tentò la strada dei motori fuoribordo per la nautica, poi si è dedicata al subacqueo dell’esplorazione e infine della difesa.
Con Wass, Fincantieri torna.
A Livorno dove aveva abbandonato alla sua sorte il cantiere navale ex fratelli Orlando.
Ma sui progetti per lo stabilimento di Via del Levante ancora si sa poco o niente.
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