Maxi-ponte, forse parte davvero

Nel rendering: Il progetto finale del ponte.
ROMA – È un’altra delle opere che per anni è stata presentata, riprogettava, respinta e osannata: il ponte sullo Stretto di Messina, già fortemente sostenuto dal passato governo Berlusconi. La realizzazione dell’opera rappresenta uno dei progetti infrastrutturali più significativi e discussi degli ultimi decenni in Italia. Dopo gli impegni dell’attuale governo Meloni, la società Stretto di Messina ha finalmente dato il via alla procedura espropriativa sulle aree interessate alle viabilità d’accesso, segnando un passo decisivo per il suo sviluppo. Gli espropri interessano direttamente circa 400 edifici, situati sia in Sicilia che in Calabria, che saranno abbattuti per realizzare le rampe stradali (e ferroviarie) di accesso e di uscita dal ponte sospeso. Il progetto di quest’ultimo, approvato finalmente dopo lunghe consultazioni, non presenta piloni in mare bensì un’unica capriata con lunghe e robuste innervare di sostegno fatte da una fitta serie di cavi d’acciaio. Secondo i progettisti, il ponte sarà in grado di resistere ai più forti venti mai registrati in area e a scosse telluriche devastanti. La “luce” dal pelo dell’acqua sarà sufficiente al passaggio delle navi più grandi mai progettate. Si discute ora sui tempi. Secondo i progettisti circa 6 anni di lavori, se non ci saranno interruzioni per eventuali cambiamenti della linea politica nazionale. Il ponte farà parte importante del corridoio TEN-T dalla Scandinavia alla Sicilia, senza soluzioni di continuità.