Come cresce il Cold Village di Guasticce
COLLESALVETTI – Brindisi e tartine, nel grande piazzale di servizio al nuovo Cold Village dell’interporto Vespucci: e tante Autorità schierate per l’inaugurazione, con la sola assenza – comunicata all’ultimo tuffo – del presidente della Regione, sostituito dall’assessore Tedeschi.
Ma la cerimonia, dopo la relazione del presidente del Vespucci Rocco Nastasi, vale la pena di essere ripresa su queste colonne per quello che – in aggiunta ai dati riportati nel nostro numero scorso – si è detto solo ufficiosamente, tra coloro che sono impegnati nel grande progetto.
A riferire i dati più significativi del Village l’amministratore unico di CSC Vespucci dottor Luca Bianchina: la società, nata due anni fa in piena pandemia, si è recentemente arricchita dei due soci livornesi, il Gruppo Colò-DB e la CTPR del Gruppo Magagnini. Entro due anni l’obiettivo da raggiungere è di 1800 teu circa, in gran parte pesce congelato dal Sud America. Tra i vantaggi degli importatori, la nazionalizzazione della merce nel Village senza anticipare gli oneri.
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Primo punto: il Village già funziona, con carichi di pesce surgelato che sono transitati nelle due celle a -30 gradi. Secondo punto: l’attuale impianto, che sarà raddoppiato, è totalmente servito da cellule solari che coprono il tetto e contribuiscono ad abbattere i consumi, e forniranno corrente elettrica anche alle otto colonnine doppie nei piazzali, per la ricarica dei camion elettrici del prossimo futuro. Terzo punto: l’impegno economico della CSC, la società che ha realizzato e gestisce il Village, è sostenuto solo una parte dall’interporto, mentre il 60% è a carico di due coraggiose aziende private, che si serviranno quasi esclusivamente del porto di Livorno. Quarto punto: anche l’AdSP, il cui presidente Luciano Guerrieri ha spinto molto per l’ingresso dell’Authority nel Guasticce, sta pensando di aumentare ancora la propria quota nell’azionariato dell’interporto, ormai definitivamente accreditato come retroporto.
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Tutto bene dunque? Nella realtà è un grande passo avanti per traffici che svariati anni fa furono tentati dalla Compagnia portuali nel proprio impianto reefer, mai decollato sul canale industriale del porto: ma è a ancora un passo avanti a metà, fino a quando non ci sarà operativo il famoso e tanto sospirato “scavalco” ferroviario: e specialmente fino a quando l’interporto non sarà collegato direttamente alla grande direttrice ferroviaria attraverso la Collesalvetti-Vada, in sostituzione (o in integrazione) dell’asfittico binario oggi operativo.
Ci sono anche altri progetti da completare: fermi, o al rallentatore, non per colpa della gestione del Vespucci, ma per l’impennata dei costi che ha travolto iniziative già iniziate. Così il Truck Village, faticosamente asfaltato ma al momento utilizzabile solo come area di parcheggio delle auto (è pieno di vetture appena sbarcate); così la stazione di rifornimento dei carburanti, rimasta chiusa per almeno due anni ed oggi anch’essa ai lavori per un rilancio. Così alcuni dei piani di elettrificazione, sui quali però si spera di poter avere finanziamenti anche dal PNRR.
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Ricordando l’antico proverbio secondo il quale “Roma non fu fatta in un giorno”, bisogna anche ammettere che i tempi dell’interporto definito “una palude” sono definitivamente trascorsi. Oggi semmai le aree della Spa sono ormai esaurite e la prospettiva di allargarsi stanno dimostrandosi difficili perché le più importanti sono state già optate dal Pharma Village, che peraltro si appoggerà per servizi all’interporto. Nei loro interventi, i sindaci di Livorno e Collesalvetti hanno prospettato altri sviluppi, in particolare per l’area industriale di Stagno sulla zona dove ancora fanno bella mostra (ovvero: brutta) i ruderi dell’ex Spica. In sostanza, molto si sta facendo ma molto resta ancora possibile fare. Con la speranza che non ci vogliano anni ed anni. Dum lego, hora fugit.
Antonio Fulvi
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