Pisa: rinasce sui Navicelli l’antica repubblica marinara ma c’è il “tappo” al Calambrone
PISA – Per chi visita il sito dopo anni, la sorpresa è totale: dove esistevano capannoni, e Antonio Sostegni orgogliosamente aveva chiamato il suo “Cantieri di Pisa” per sottolinearne l’unicità, oggi c’è una vera e propria città nautica.
Dove sono migrate alcune delle più importanti realtà della grande nautica tricolore, in particolare da Viareggio e Livorno ma non solo: e dove si stanno trattando ulteriori insediamenti, forse anche dall’Adriatico.
È un mondo che sembra riallacciarsi storicamente alla storica repubblica marinara di Pisa, quella che prima ancora della nascita di Livorno dava il filo da torcere a Genova e Venezia in tutto il Mediterraneo per capacità di traffici commerciali ma anche per potenza militare.
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Oggi nella Darsena di Pisa, collegata al mare da meno di venti chilometri di Canale dei Navicelli, di militare non c’è niente, ma in compenso nascono alcuni dei più grandi scafi dello yachting di lusso. E il prossimo futuro di ulteriori crescite, sia in servizi che in costruzioni.
Sembra un inno all’efficienza, alla valorizzazione delle tradizioni – i maestri d’ascia del canale sono celebri dell’Ottocento – e all’imprenditorialità della Port Authority locale, oggi saldamente emanazione del solo Comune di Pisa e in mano a un presidente-ingegnere che ha fatto dell’incarico (da meno di 4 anni) una travolgente passione: Salvatore Pisano.
Domenica scorsa c’è stata anche una esauriente trasmissione televisiva sulla rete locale in cui l’ingegner Pisano con il legale della società avvocato Nitto hanno fatto il punto sullo sviluppo del polo nautico, cifre alla mano: bilancio portato in avanzo dopo una rovinosa eredità di circa 1⃣,5⃣ milioni di debiti, investimenti di 2⃣0⃣0⃣ milioni di lavori straordinari nel 2⃣0⃣2⃣0⃣ , di 5⃣0⃣0⃣ milioni nel 2⃣0⃣2⃣1⃣ e di 7⃣0⃣0⃣ mila nel 2⃣0⃣2⃣2⃣.
No basta: dall’anno ormai prossimo si procederà a lavori importanti sul canale, usufruendo anche di 8⃣ milioni di finanziamenti della Regione Toscana e del comando Usa di Campo Darby, che preme per migliorare la navigabilità fino al mare. C’è anche un risvolto sportivo: la realizzazione dell’apertura dell’Incline finanziata dalla OLT Offshore LNG Toscana consente di valorizzare il circuito turistico dall’Arno e stanno anche nascendo interessanti iniziative per il canottaggio e le sfide remiere.
Si è parlato, seppure tono minore, del problema del “tappo” del canale verso il mare, costituito dalla foce del Calambrone e dal sistema di ponti mobili per entrare nell’unica sfociatoia possibile, la Darsena Toscana del porto di Livorno.
Per i manufatti che devono arrivare al mare, il canale sta diventando stretto, ma in particolare sono stretti e malagevoli i ponti mobili di accesso alla Darsena Toscana.
Basta citare gli ultimi scafi realizzati da Carpensalda per il cantiere Benetti, che richiedono acrobazie di bilanciamento per infilarsi nella sfociatoia, o i maxi-serbatoi della Gas&Heat che ormai non passano più sotto i ponti levatoi (e c’è un ordine per la prossima primavera che l’azienda degli ingegneri Evangelisti guarda con preoccupazione proprio perché i ponti levatoi sembrano al limite per quel dimensioni).
Il presidente Pisano è un tipo tosto, e all’entusiasmo del proprio incarico aggiunge un ottimo rapporto con le istituzioni: con la Regione Toscana e con il Comune di Pisa.
Intende battersi perché si arrivi a una soluzione di sbocco diretto in mare, unica per dare il giusto sviluppo alla nuova repubblica marinara di Pisa.
Come ci dice nell’intervista in questo stesso numero.
A.F.
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