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L’Europa va a pezzi sulla logistica

BRUXELLES – La guerra in Ucraina🇺🇦?

Ormai sembra che la guerra stia diventando una costante anche tra paesi europei.

È di questi giorni l’appello delle associazioni della trasportistica merci italiane contro i blocchi ⛔🚚🚛⛔ delle nostre merci in Tirolo, con restrizioni orarie dei transiti e la palese “riserva” alle merci tirolesi. 

Questa politica selettiva – dicono le organizzazioni del trasporto – colpisce in particolar modo l’economia italiana, dal momento che dal Brennero transita oltre il dieci percento dell’intero import-export italiano.

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Si tratta di gran lunga della rotta commerciale via terra più importante per l’Italia.

Infatti, il settanta per cento delle esportazioni terrestri passa attraverso le Alpi e di queste la massima parte attraverso il Brennero, il passo che unisce le due principali manifatture d’Europa, quella germanica e quella italiana.

ANITA, CNA FITA, Confartigianato Trasporti, Conftrasporto e Uniontrasporti, società del sistema camerale italiano per questioni trasportistiche, hanno trasmesso congiuntamente al ministro Salvini un documento relativo alla situazione insostenibile al Brennero. Il documento raccoglie le posizioni e le richieste delle associazioni e del sistema camerale.

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A quanto pare non basta. Si legge in un documento Ue, rivelato alla stampa da pochi giorni, che la commissione europea sta varando una serie di “proposte” – già approvate senza niet italiani – per aggiornare il piano delle reti TET-T.

Un aggiornamento necessario, visto che il piano è nato nel 2013 e da allora la stessa Europa è profondamente cambiata.

Il problema è che mentre il piano iniziale ipotizza i più importanti investimenti sugli assi nord-sud (e viceversa, puntando sui porti italiani) le nuove proposte favorirebbero invece l’asse est-ovest (e viceversa) con il dichiarato intento di aiutare l’Ucraina 🇺🇦 a riprendersi dalle distruzioni e ad entrare nella Ue.

Una scelta politica e anche umanitaria: che tuttavia rischia di mettere in crisi la portualità nazionale, in particolare i porti del sud Italia, a cominciare da Gioia Tauro e da Palermo.

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Non sono timori fumosi. In un documento di Eurispes dei giorni scorsi si legge testualmente:

“Nelle proposte Ue il baricentro delle grandi reti europee è stato spostato decisamente verso l’Europa dell’est, i Balcani e il Mediterraneo orientale”.

Il documento comunitario sui nuovi corridoi logistici (n. 384 del 27 luglio scorso) inoltre non arriva di sorpresa: è stato presentato, discusso, elaborato e concordato in un paio d’anni e ora vanno sotto accusa i governi italiani precedenti, che non si sarebbero resi conto delle conseguenze ed hanno approvato.

E adesso? 

A.F.

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Pubblicato il
30 Novembre 2022

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