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Patroni Griffi sul “green washing” 

Ugo Patroni Griffi

VERONA – Qualche volta c’è anche chi, pur nella responsabilità di cariche pubbliche delicate, espone le proprie idee non perfettamente allineate con il coraggio del ragionamento. È avvenuto nei giorni scorsi al LETExpo di Verona, tra gli interventi dei presidenti di alcune AdSP sui temi delle risorse del piano nazionale PNRR. Particolarmente seguita, in questa chiave, l’analisi svolta dal presidente dell’Adriatico Meridionale Ugo Patroni Griffi, ne riportiamo in sintesi alcuni dei punti salienti.

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– Sulla pianificazione delle risorse assegnate: l’AdSP lavora a tutto regime ma non gli è riconosciuto un organico adeguato per la gestione del territorio, avendo 70 dipendenti per cinque porti e un’area di costa tra le maggiori. Solo Termoli ne gestisce 500 chilometri

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– Sul cold ironing: I porti sono chiamati a fare estrema attenzione, perché si rischia di costruire cattedrali nel deserto, (“Come a Livorno”) visto che le navi non sono interessate a prendere energia elettrica da terra se gli alti costi della stessa sono fuori mercato, come sta avvenendo e si teme continuerà ad accadere.

– Il porto non è solo un Gate di movimentazione delle merci ma va pensato come elemento della filiera di produzione, stoccaggio e fornitura di energia elettrica. “Dobbiamo stabilizzare i nostri picchi di energia, come i porti del northern range stanno facendo da anni”. L’idrogeno può essere una soluzione da studiare, ma ad oggi è un miraggio: con svariati problemi, tra i quali la sicurezza di cui nessuno sembra occuparsi. 

– In chiave generale, stiamo assistendo in Italia a un processo di “green washing”, dove contano più le idee velleitarie della realtà. Pochi davvero sembrano capire che porti e città vadano davvero integrati, superando le barriere che ancora oggi in molti casi ne fanno degli avversari ideologici e anche concreti, con reciproci “caveat”. I porti sono grandi consumatori di energia: occorre fare in modo che siano anche produttori, con un portafoglio mirato di interventi specifici: pannelli solari, eolico anche offshore, onde, correnti: il tutto anche nell’interesse delle loro città.

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Va ricordato che alcuni dei punti affrontati dal presidente Patroni Griffi sono condivisi, in toto o almeno in parte, dai colleghi di altre AdSP. Sempre a Verona Sergio Prete (AdSP Mar Ionio) ha sottolineato la necessità per i porti italiani di non fermarsi a una monocoltura (Taranto non deve più essere uno scalo esclusivamente industriale). Pasqualino Monti ha ricordato che bisogna operare sul concreto: a Gela già tra due anni si riprenderanno le trivellazioni per il gas, che dieci anni fa usciva con 2 miliardi di metri cubi all’anno: le istituzioni devono essere coinvolte per facilitare gli iter realizzativi. Mario Mega (AdSP dello Stretto) ha riferito che tra i progetti in atto c’è la creazione di un grande deposito portuale di GNL che potrà rifornire anche la rete stradale siciliana e attirare le grandi navi da crociera, fondamentali assets per l’economia dell’isola.

Nel concreto dunque ci si muove: ma bisogna liberare il campo, è il mantra diffuso, dal rischio del “green washing” che può davvero produrre più danni dello stesso inquinamento.

A.F.

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Pubblicato il
23 Marzo 2022

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