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Matteo Gasparato (UIR) suona la sveglia per leggi aggiornate

VERONA – Dalla plancia di comando dell’Unione Interporti Riuniti (UIR), che coincide con quella del grande hub interportuale (Quadrante Europa) di Verona, il bi-presidente Matteo Gasparato ci risponde con legittima soddisfazione sulle crescenti adesioni all’unione, che ha ormai raggiunto i 24 iscritti e si sta ancora allargando. Ma in coda all’intervista c’è anche un urgente richiamo al Governo. Così partiamo da questo appello, quantomai condiviso da tutti i suoi colleghi.

Presidente Gasparato, più volte lei ha sollecitato una riforma della legge sugli interporti, che però a quanto pare non sembra una priorità del Governo…

“Invece mi auguro che lo diventi prima possibile. Ricordo che noi lavoriamo in base a una legge di trent’anni fa, nata quando il mondo della logistica era tutta un’altra cosa. Siamo costretti ad operare con norme non solo superate ma a volte anche frustranti, in un quadro burocratico che ci impone costi e tempi inaccettabili, VIA e VAS per ogni passo compiuto, obblighi fiscali pesanti, norme antincendio obsolete.
Eppure c’è un disegno di legge-quadro che risponderebbe alle nostre esigenze che giace in commissione governativa da tempo: lo abbiamo più volte sollecitato, oggi è quanto mai necessario ed urgente.”

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“Non è più eludibile, in sostanza, la riforma legislativa che dovrà svecchiare l’impianto normativo della Legge 240/90, che istituì gli interporti, che come ho già detto ha ormai superato i trent’anni. All’interno e parallelamente alla riforma trovano spazio una serie di misure fiscali proposte da UIR e che possono essere attuate già nel breve periodo, senza attendere il perfezionamento dell’iter della riforma normativa. 

“La bozza legge sugli interporti posso assicurare che trova equilibrio tra gli assetti gestionali privatistici e finalità promiscue: ha l’obiettivo di un ammodernamento delle infrastrutture materiali, con attenzione agli aspetti di fiscalità (Tari e Imu).

Presidente, quali le funzioni e programmi di UIR in campo sia nazionale che internazionale?

“La UIR ha cambiato passo rispetto agli ultimi anni. Oggi con una politica inclusiva ricomprende la quasi totalità degli interporti italiani. L’obiettivo dichiarato dell’associazione è quello di favorire lo sviluppo dell’intermodalità ed rafforzare il ruolo del network degli interporti. 

“Il MIMS con grande sensibilità ha colto questo aspetto, con un bando nel 2021 da circa 50 milioni di euro che la struttura tecnica del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile ha già ripartito tra gli interporti partecipanti, con una rapidità di tempi mai vista prima. Ed è già in fase di definizione un nuovo bando, rivolto sempre agli interporti, per l’ammodernamento delle attrezzature dei terminal.” 

“Per i prossimi anni sarà prioritario cercare anche di eliminare, ove possibile, i “colli di bottiglia” infrastrutturali sulla rete ferroviaria che limitano la possibilità di sviluppo delle connessioni Nord-Sud.”

L’apertura del sistema interporti, secondo quanto si è letto, è un altro passo importante…

“Vero: e da segnalare che abbiamo sottoscritto un accordo di collaborazione e partnership con l’associazione che rappresenta i Mercati Ortofrutticoli e Centri Agroalimentari italiani (ITALMERCATI): un passaggio di grande rilevanza in quanto si prova a fare squadra tra soggetti che già in parte operano congiuntamente ma che sino ad oggi erano rimasti distanti e spesso divisi. Riguarda le attività a favore dell’internalizzazione e dell’import export, progetti di logistica distributiva e city logistic in grandi Aree metropolitane, nonché lo sviluppo dell’intermodalità in tutta la filiera agroalimentare italiana.

Qual’è ad oggi lo stato dei collegamenti su ferro e su gomma con le grandi reti TEN-T, pandemia permettendo?

“Stiamo lentamente tornando ai livelli di traffico ante covid. Ci sono ampi margini di crescita per il traffico intermodale, specie dai porti e dagli interporti del Sud Italia verso quelli del Nord, sia per favorire una maggiore integrazione con il sistema dei porti italiani. Propedeutico allo sviluppo delle relazioni resta l’ammodernamento della rete ed in questo RFI e il PNRR possono essere determinanti. 

“Rispetto alle reti TEN-T gli interporti del Nord Italia, in particolare, giocano un ruolo determinante ed è anche per questo motivo sarebbe opportuno ricomprendere tra quelli core anche gli interporti transfrontalieri che oggi ne sono esclusi. 

Oggi per UIR parlano i numeri: l’associazione conta ventitrè interporti aderenti, oltre 32 milioni di metri quadri di aree per la logistica e 5 milioni di metri quadri di magazzini, 50.000 treni arrivati/partiti ed oltre 65 milioni di tonnellate di merci (più di 2 milioni di TEU).

Il “mantra” d’oggi della logistica è la formazione professionale anche nella logistica…

“Come ha dimostrato l’emergenza sanitaria, la logistica si è rivelata fondamentale per il Paese. Ciò ha portato ad accendere un riflettore ancor di più sulle nuove professionalità legate al settore. Fondamentale è la qualificazione professionale ed in questo gli ITS hanno un compito determinante per costruire quel capitale umano indispensabile per la crescita di tutto il settore. 

Presidente, come siamo messi in un confronto realistico con gli interporti del resto d’Europa?

“Con i numeri che ho dato prima, pur rilevando che gli interporti sono una peculiarità italiana, possiamo dire che la rete italiana rappresenta un vero fiore all’occhiello per il Paese. Le classifiche esprimono chiaramente questo primato: sei interporti italiani sono stati inseriti nella ultima Top 20 della speciale classifica UE degli interporti, redatta ogni 5 anni dall’associazione europea delle piattaforme logistiche (Europlatform), partner della tedesca Deutsche GVZ Gesellschaft (DGG). Sul podio, al secondo posto, dopo Brema, c’è l’Interporto Quadrante Europa di Verona, già numero uno in Italia per traffico.”

A.F.

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Pubblicato il
2 Marzo 2022
Ultima modifica
3 Marzo 2022 - ora: 09:49

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