Assoporti prepara la battaglia a Bruxelles

Rodolfo Giampieri
ROMA – Passiamo pure le festività, che valgono anche a Bruxelles dove il parlamento europeo è in questi giorni totalmente deserto. Ma con l’anno nuovo Rodolfo Giampieri per Assoporti – e il Governo italiano per quanto riguarda la sua rappresentanza – dovranno affrontare l’ennesimo “diktat” che la UE vuole imporci, ovvero la tassazione delle AdSP. Sarà una battaglia dura, ma a confortarci c’è la constatazione – ormai da lunga data – che a Bruxelles ogni giorno qualcuno si sveglia con idee che confrontate con le situazioni reali sembrano calate dalla Luna. Salvo poi calarsi spesso le braghe. Giampieri è un duro e la battaglia che ha preannunciato non è di secondo piano. C’è l’oggettiva speranza che abbia il concreto appoggio della politica italiana e che non sia condizionato dalle “elemosine” graziosamente promesse al sistema Italia.
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Forse era meglio quando andava peggio: ovvero quando tutti gli impegni delle varie commissioni europee erano dedicati a stabilire le misure ammesse per gli zucchini o per i preservativi. Una volta entrati nel settore della logistica, si stanno creando più danni che reali miglioramenti. Si vedano le grandi reti TEN-T di cui si sproloquia ormai da anni: dopo averle dichiarate obiettivi strategici “sine qua non”, ai quali uniformarsi senza se e senza ma, improvvisamente sta andando tutto all’aria o quasi, per accogliere le forti istanze (molte delle quali obiettivamente fondate) da chi era rimasto escluso. Tutto da rifare o quasi. Ma il problema è che per almeno cinque anni ci siamo dedicati a creare le condizioni per reti TEN-T che oggi vengono modificate. Questa è programmazione…
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Torniamo al tema delle tasse sulle AdSP: una richiesta, a quanto dicono gli esperti, derivata dallo strabismo di Bruxelles che considera modelli portuali unici quelli del Nord Europa: dove però la portualità è gestita come impresa e non ha la configurazione di Authority pubblica come da noi. L’elasticità di comprendonio non è mai stata una delle maggiori doti di certe culture: e senza voler fare del razzismo, o riesumare le teorie del Lombroso, è chiaro che l’Unione Europea fa davvero fatica a considerarsi un’Europa di tante culture, tanti sistemi e tante realtà. Proveremo a ricordarle che, come ha scritto di recente (e con generale sorpresa) l“Economist” la nostra povera Italia è capace anche di diventare un modello sia in economia di crisi che in valori?
A.F.
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