Microtunnel, ora appuntamento a un anno

Didascalia: Il primo tratto del tunnel dal lato del Marzocco.
LIVORNO – Luciano Guerrieri, presidente dell’AdSP, può tirare un sospirone di sollievo: e con lui il suo segretario generale Matteo Paroli e tutto lo staff che ha “ereditato” la conclusione della gigantesca opera, unica in Italia, del microtunnel sotto il canale di accesso al porto industriale. Sospironi: ma niente in confronto al sollievo dell’ingegner Enrico Pribaz, che del microtunnel ha vissuto l’intera epopea. Un’epopea che ha rischiato due anni fa di finire in un cocente fallimento quando il pozzo della Calata del Magnale, dove dovranno arrivare i fasci di tubi dell’ENI dal lato Marzocco, si allagò improvvisamente mandando tutto il progetto a gambe all’aria.
Riprogettato l’impianto, risolto il contenzioso con l’impresa – che ovviamente ha voluto rivedere anche i costi, analizzato il terreno con nuove “bordate di carote”, questa volta la prima parte dell’opera è finita con successo: i 234 metri di tunnel a 20 metri sotto la superficie sono stati completati, lavorando per 32 giorni con una media di dieci ore al giorno. La “talpa” meccanica, un bestione di quasi 3 metri di diametro, ha scavato spinta da giganteschi pistoni e tre giorni fa è sfociata sul pozzo maledetto, quello del Magnale. Pozzo che adesso è allagato per le ultime prove prima cha la talpa venga estratta con una grande gru e se ne torni a casa.
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Le ultime operazioni di smontaggio del cantiere richiederanno una ventina di giorni ma intanto è già in fase di montaggio il cantiere-bis, quello dell’ENI: che impiegherà circa un anno per trasferire nel nuovo tunnel le tubazioni oggi semplicemente appoggiate sul fondo del canale. È un altro lavoro difficile, perché tubi, fasci di cavi elettrici, condotte varie etc. Sono decine e ciascuno ha bisogno dei suoi tempi. Ma un volta completato il tutto sotto il canale del Marzocco finalmente Livorno avrà il libero accesso i terminal della Darsena Toscana alle fullcontainer da 12/14 mila TEUs, contro la realtà d’oggi che lo limita alle 9 mila (con precauzioni). Un porto quasi nuovo in attesa del nuovissimo con la Darsena Europa: ma un porto che anche quando ci sarà la Darsena Europa sarà davvero più fruibile, destinato specialmente ai ro/ro di ultima generazione e (si spera) anche a insediamenti produttivi sulle aree liberate.
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