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Assoporti e le regole: sette saggi per aprire ai mercati

ROMA – Questa volta la sfida sembra davvero titanica: varare con una commissione di Assoporti le regole perché i finanziamenti che sono stati assegnati al sistema logistico portuale – tanti soldi, ma per ora sulla carta soltanto – possano concretizzarsi in opere. “Metterli sul terreno, con regole chiare e specialmente in tempi veloci: altrimenti va a finire tutto in fumo, perdendo un’occasione storica”.

È quanto ci dice il presidente di Assoporti Rodolfo Giampieri sulla base dell’assemblea nazionale che si è svolta ieri e che ha varato una super-commissione che dovrà stabilire le suddette regole. Una commissione di sette “saggi” con un compito che sembra una missione impossibile alla luce delle realtà d’oggi, ma che dovrà essere vinta. Sennò finisce tutto nella solita guerra tra pollai portuali: e con i soldi che si volatizzano. Della commissione ci risultava ieri dovranno far parte i presidenti Patroni Griffi, Prete, Musolino, Signorini, D’Agostino, Spirito e anche – una buona notizia perché chiude un amaro periodo di secessione – Pasqualino Monti.

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Rodolfo Giampieri

Presidente Giampieri, vi siete tirati addosso un lavoro titanico, che forse spetterebbe ai Ministeri…

“Assoporti è nata e deve davvero funzionare come consulente tecnico del Governo, altrimenti serve a poco. E sia il mercato, sia le regole UE, sia gli stessi addendum ai tanti finanziamenti che dovrebbero arrivare ai porti, impongono di bruciare i tempi. Dobbiamo varare regole comuni per tutti i nostri porti, e che tutti i nostri porti accettino e adottino, in tempi veloci e anche con un salto di qualità che superi i troppi retaggi burocratici che ci fermano. L’obiettivo è non solo urgente ma storico: dobbiamo proporre alla Politica, quella con la “P” maiuscola, regole straordinarie ma rapidamente attuabili perché i finanziamenti sia europei che nazionali diventino fatti concreti. Chiediamo al Governo il coraggio di snellire, velocizzare, rispondere in concreto alle nuove regole dei mercati: dobbiamo avere noi il coraggio di proporre in concreto questo coraggio al Paese. E ci siamo impegnati a farlo”.

Presidente, per la prima volta da anni i porti si prendono un impegno non solo per gestire il gestibile, ma anche per proporre l’ingresso in un futuro di regole già oggi indispensabili. Dovrebbe scontrarvi non solo con la burocrazia nazionale ma anche con i marziani di Bruxelles, che si dimostrano sempre strabici nel valutare forme giuridiche del Nord e del Sud Europa.

“Bruxelles non può definire gli assets dei nostri porti né imporre quelli che funzionano in realtà nordiche tanto diverse. Spetta alla nostra Politica, al nostro Governo, difendere lo status pubblico dei porti e la difesa del lavoro. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di posti di lavoro, con i mercati che premono perché ci siano regole nazionali capaci di difenderli e di crearne di nuovi. La realtà d’oggi ci chiede anche di dotare le nostre AdSP di figure professionali totalmente inesistenti: l’informatizzazione spinta, la difesa ambientale, la digitalizzazione, la sostenibilità, richiedono tutte specialisti anche per i progetti finanziabili con i soldi promessi. Quale porto oggi ha uno staff adeguato? Quale un ingegnere ambientale? Noi vogliamo lavorare con le regole del mondo di oggi, non di quello di vent’anni fa, quando pure la 84/94 già ci invitava a guardare i mercati.

Presidente, un’ultima domanda: quali saranno i tempi della commissione?

“Velocità, velocità e velocità. Da gennaio saremo sotto pressione, lavorando di concerto anche con i Ministeri e con quella che continuo a definire la Politica con la “P” maiuscola. Noi speriamo che ce la caviamo”.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
18 Dicembre 2021
Ultima modifica
20 Dicembre 2021 - ora: 12:05

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