Confetra Toscana: l’ultimo miglio? It’s a long way…
GUASTICCE – Gremita la sala Colombo dell’interporto Vespucci di Guasticce per l’atteso convegno di Confetra Toscana nella sua gestione tutta nuova della livornese Gloria Dari: due ore filate di…lista della spesa, tra speranze, realismo e timori, con il quadro senza dolcificanti da parte di rete FS e la promessa d’impegno, completa di sculacciata finale, del viceministro Teresa Bellanova.

Gloria Dari
Forse è una sintesi eccessiva, ma lo spazio è sovrano e la nostra idiosincrasia sulle lungaggini anche. Non voglio certo, con questo incipit, togliere valore al confronto che Confetra Toscana ha impostato su un tema di cui si vagheggia da anni: anche perché sul favoleggiato “ultimo miglio” di collegamento con il porto di Livorno – ma vale per tutti o quasi i porti – sono state dette cose serie: da Gloria Dari nell’introduzione a Rocco Nastasi, il sindaco Luca Salvetti, l’assessore Barbara Bonciani, il presidente degli industriali Piero Neri, il presidente dell’AdSP Luciano Guerrieri, l’assessore regionale Baccelli fino alla toccata e fuga dell’onorevole Andrea Romano e poi le conclusioni di Guido Nicolini, big one di Confetra nazionale.
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Nella foto: I relatori.
Ma a riportare il dibattito alla realtà è poi arrivata la sfilza dei numeri fornita in videoconferenza dal responsabile degli investimenti RFI Vincenzo Macello: da qui il nostro titolo che “…it’s a long way”, ovvero che c’è ancora molto da correre, dalla popolare canzone dei soldati inglesi nella prima Guerra Mondiale. Gli appuntamenti per vedere davvero una parvenza di connessione valida del porto con l’ultimo miglio, ma solo per il famosissimo e tanto atteso “scavalco ferroviario” tra porto e interporti, partono dal 2024 secondo RFI: ma detto poi sottovoce qualcuno che se ne intende in sala ci ha aggiunto altri due anni. Quando la Darsena Europa, sempre secondo gli ottimisti, dovrebbe entrare in funzione (?). Ma quando anche tutta la sospirata connessione del nodo ferroviario porto/interporto alla rete nazionale – con le sagome delle gallerie dell’Appennino completate – sarà ancora a mezza strada, visto che ad oggi non c’è nemmeno una parvenza di finanziamento per quello che ci riguarda. E senza i lilleri non si lallera.
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Rocco Nastasi
Sul tema dell’ultimo miglio per il porto, sia per il ferro che per la gomma, il cluster livornese è stato chiaro: ad oggi, con la Darsena Europa avviata alle opere foranee (la gara per i lavori da 400 milioni scade tra due giorni, lunedì 6), rischiamo di andare verso un’opera “strozzata” da parte terra: rischiamo, ha ammesso l’onorevole Romano che pure si sta battendo in commissione camerale, di fare una cattedrale nel deserto, o peggio ancora – botta d’ironia – un’abbazia. Il dente che duole è quello del collegamento ferroviario sulla grande direttrice Pisa-Vada scavalcando l’intasatissima Pisa: siamo alle autorizzazioni del progetto, alla quintalata di carte e di bolli, e forse l’anno prossimo al finanziamento del progetto. Sia chiaro: del progetto, non dei lavori, per i quali vanno cercati circa 450 milioni, che pure erano stati promessi (l’ha ricordato Rocco Nastasi in un amareggiato ma realistico saluto) gli ottimisti parlano di farcela, se ce la faremo, verso il 2030…

Piero Neri
Sia il sindaco Salvetti, sia il suo assessore Bonciani, sia il presidente Guerrieri hanno ricordato che le tante speranze nate dai finanziamenti del PNRR, per il nostro porto sono già congelate, “non pervenute”: forse arriverà qualcosa con i fondi del Ministero, ma c’è da combattere. Non aiuta la constatazione che parecchi interventi ministeriali su dettagli che riguardano la catena logistica sono da “dilettanti allo sbaraglio”. Il presidente di Confetra Niccolini ha ricordato, in questa chiave, il tema dei nuovi limiti di velocità dei treni merci imposti come ultima conseguenza della tragedia di Viareggio: insieme all’obbligo di sostituire i freni per far meno rumore (ne parliamo da Genova) stanno creando uno scompiglio sugli orari, e quindi sui “transit time” delle merci. Ma perché – ha ribadito Nicolini – nei Ministeri non ascoltano gli operatori prima di fare cazzate?
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Guido Nicolini
Due considerazioni in positivo, se vogliamo, sono arrivate dagli interventi di Luciano Guerrieri e di Piero Neri. Il primo ha annunciato di aver messo a gara la progettazione totale della nuova viabilità di accesso al porto, compresa la sospirata (e dibattuta) soluzione dei ponti del Calambrone ma anche l’attraversamento della città Nord: ottima iniziativa, magari parecchio in ritardo, ma Guerrieri è appena arrivato. Sperando che non si vada, come sempre alle calende tra gara, assegnazione, ricorsi ai TAR e compagnia cantando.
Piero Neri ha parlato sottovoce, ma “carring a big stick” come diceva Roosvelt: da presidente degli industriali di Livorno e Carrara ha ricordato che per far viaggiare le merci bisogna anche produrle e il nostro territorio, sia pure inquadrato in progetti di area industriale complessa, è carente di nuovi insediamenti mentre la sospirata Darsena Europa libererà aree proprio adatte ad attirare investitori. Tradotto liberamente: se ci fosse già la tendenza ad accapigliarsi per la sosta delle merci sugli spazi che saranno liberati, dovremmo dare un colpo di timone verso l’offerta alle imprese manifatturiere, che sono alla ricerca di insediamenti anche oltre l’interporto Vespucci. Altro richiamo sottovoce ma significativo: il capitale umano, che troppo spesso viene all’ultimo posto.
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Teresa Bellanova, viceministro alle infrastrutture, si è confermata donna di carattere e senza peli sulla lingua. In videoconferenza, ha ammesso due cose non banali: che non ha ascoltato tutti gli interventi del convegno e che sui convegni ha qualche riserva perché in genere rischiano di “generare solo altri convegni”. Una sculacciata, ma volutamente generica contro il “convegnificio” che sembra caratterizzare questo periodo. Sullo specifico, il viceministro ha detto di condividere le preoccupazioni per i ritardi operativi sull’ultimo miglio del porto, si è impegnata a dare una mano ma ha anche chiesto alle istituzioni locali di farsi parte attiva per un tavolo di lavoro che entri sul concreto delle esigenze e dei tempi. “Io sono disponibile a starci – ha detto la battagliera Bellanova – basta che si esca dal vago e si vada sull’operativo”. Una promessa che a qualcuno è sembrata però anche una minaccia. Ovvero: meno lamentazioni e più lavoro collegiale, tutti insieme. Ha torto?
Antonio Fulvi
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