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Annunziata: una grande riforma per velocizzare

Andrea Annunziata

LIVORNO – L’ho “beccato” di prima mattina, mentre stava camminando verso la sede della sua Authority. Perché l’avvocato Andrea Annunziata, presidente ormai da quasi un anno dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale, ha un imperativo categorico che ha trasferito anche alla sua struttura: velocizzare, velocizzare, velocizzare. Lo si è visto anche dall’approvazione del Documento di Pianificazione Strategica, che era fermo da tempo per le cento complicazioni di un porto e di un territorio spesso conflittuali, e che con lui è stato approvato in tre mesi. Ecco l’intervista. Che ha tra i pregi quello di non aver peli sulla lingua.

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Presidente, lei è tra i più “sperimentati” nella carica, viste le esperienze pregresse da sottosegretario ai trasporti, sindaco, presidente a Salerno e a Messina: come definisce i punti di forza e di debolezza della sua attuale AdSP?

“Il primo punto di forza è la centralità mediterranea, con un patrimonio di armatori storici e imprenditori sul mare che non ha eguali in Italia. Anche il confronto con il territorio, per quanto complicato, si è dimostrato valido, forse perché io amo il confronto ed ho trovato istituzioni che l’hanno accettato. La dimostrazione è nella velocità con cui abbiamo varato la Pianificazione Strategica di un Sistema Portuale che è tra i più complessi.”

E i punti di debolezza?

“Ci manca la velocità nel realizzare i programmi: qualcosa di più siamo riusciti a fare rispetto al passato, ma con le possibilità che ci sono offerte dal PNRR e i provvedimenti per i porti dobbiamo passare attraverso faticose trafile di autorizzazioni dei vari Ministeri, chiedendo spesso la “cortesia” di una risposta agli uffici. Non abbiamo alcuna possibilità di velocizzare, anche all’interno: invece di premiare chi lavora bene e veloce e punire chi non si vuole impegnare, dobbiamo accontentarci. Il tutto perché la normativa non ci aiuta: siamo rimasti, come AdSP, ente pubblico non economico, un assurdo non solo giuridico ma operativo”.

Il suo suggerimento per avere quello che vi manca?

“Il riferimento sono le Ferrovie italiane, come modello di operatività: 100% di capitale pubblico, governance veloce da verificare annualmente non semplicemente sulla parità dei bilanci ma su quanto realizzato, possibilità di liberarsi da chi non produce e chi fa danni. Noi abbiamo una macchina amministrativa con persone anche di alto profilo, ma con i freni bloccati dalle mille remore di un sistema burocratico che è tutto il contrario dell’agilità e della velocità. Oggi per far firmare un atto bisogna spesso vincere cento resistenze, perché chi firma si trova addosso responsabilità anche penali. Nascono tensioni, ovviamente ritardi e una cultura deteriore del rinvio. Ci troviamo in trincea senza le armi giuste: ed è doloroso, perché abbiamo, come sistema portuale, potenzialità incredibili, con risultati che malgrado tutti i freni, e grazie anche a un sistema imprenditoriale che tutto il mondo ci invidia, ha registrato quest’anno incrementi di traffico che per alcune voci ha raggiunto il +40%.”

Da quello che ci evidenzia, il problema della governance non è soltanto vostro ma nazionale: quindi occorre che sia lo Stato centrale a muoversi…

“Dire “muoversi” è riduttivo: abbiamo bisogno di una grande riforma, che risponda a una velocizzazione degli interventi. Il PNRR ci ha dato la possibilità di crescere entrando sui mercati del mondo, l’economia nazionale è in ripresa e i mercati stessi ci danno fiducia, il tessuto imprenditoriale e armatoriale come ho già detto è d’eccellenza: bisogna fare si che la macchina amministrativa, in tutta la catena logistica, sia più veloce, più efficiente, più produttiva. Con gli amici sindacalisti ho spesso affrontato il tema di proteggere meno chi non lavora e premiare chi fa bene il proprio dovere. Ma ci devono dare gli strumenti. Altrimenti resteremo sempre dietro ai sistemi portuali del Nord Europa e specialmente del Far East, con una concorrenza senza speranze per noi. Il momento è quello giusto, il governo nazionale si sta impegnando. Dobbiamo abolire le scartoffie e velocizzare, semplificare, dare ed avere fiducia.”

In definitiva è il momento giusto: alea iacta est. Davvero, buon vento…

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
1 Dicembre 2021

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