Mattioli: regole uguali per tutti

Mario Mattioli
ROMA – Le regole, gli impegni e la volontà di fare la propria parte per un mondo più Green: ma gli armatori italiani, e il presidente di Confitarma Mario Mattioli per tutti, sono consapevoli che non bastano gli internazionali accordi scadenzati anche ai massimi livelli: occorre armonizzare gli accordi stessi in modo che le regole valgano in tutto il mondo negli stessi tempi. Altrimenti, per dirla in termini forbiti, sarebbe un enorme casino.
Presidente, la proposta dell’IMO sul contributo degli armatori per i 5 miliardi da destinare alla transizione verde, è realistica in un mondo dove l’Europa parte con alcune date e altri grandi paesi s’impegnano per date diverse?
“Il vero problema dei problemi, tra i tanti che stiamo affrontando per arrivare a un mondo meno inquinato, è proprio la difficoltà di avere regole uguali per tutti. Non è realistico pensare che l’Europa stabilisca certi parametri di emissioni per le navi e Cina, India ma non solo ne adottino altre. Com’è possibile che una nave che risponda a regole meno restrittive non possa poi operare nei porti di paesi che le hanno più severe? Il mondo della logistica non potrà permetterselo. Ed è questa una delle nostre maggiori preoccupazioni. Il tema va affrontato e risolto a livello di Nazioni Unite e i prossimi incontri già scadenzati dall’IMO (vedi il documento che pubblichiamo in prima pagina con la foto della grande elica: n.d.r.) dovranno ribadirlo”.
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Ritiene sostenibile il contributo richiesto dalla proposta IMO per arrivare ai 5 miliardi?
“Partiamo dalla constatazione, in chiave realistica, che la transizione ecologica ha un costo e avrà ancora costi maggiori. La proposta parla di una “tassa” di 2 euro ogni tonnellata di carburante fossile utilizzato a bordo. Considerato che il consumo approssimativo stimato ogni anno è di circa 250 milioni di tonnellate, in dieci anni dovremmo arrivarci. Ovviamente il contributo volontario in questione deve essere di tutti, così come il problema ambiente è un problema mondiale”.
Un’ultimo tema, il costo dell’energia: stiamo subendo picchi mai ipotizzati a questi livelli…
“Ritengo che sia uno dei risultati di una universale legge di mercato. La pandemia aveva rallentato notevolmente i processi produttivi che adesso sono ripartiti a tutta forza, consumando energia elettrica a livelli mai raggiunti. L’eccesso di domanda ha spinto un eccesso di produzione, che ovviamente ha avuto ed ha un costo…”
…Specialmente per un paese come il nostro che ne produce meno di quanto non ne consumi. Però secondo la sua analisi, le cose dovrebbero lentamente normalizzarsi?
“Ritengo di sì, anche se i parametri in gioco sono molti. I maggiori consumi dipendono anche da altri parametri oltre a quello legati alla produzione. Si veda la corsa all’elettrificazione dei trasporti, dalle auto in su”.
Sembrerebbe un processo ormai irreversibile quello dell’auto elettrica.
“È indubbio che specialmente nelle grandi città l’auto elettrica è un importante fattore per non inquinare. Ma il problema andrebbe visto nella sua totalità: e c’è chi ha calcolato che considerando l’intero ciclo di vita delle elettriche, alla fine il vantaggio ambientale è assai inferiore. Oltre al fatto che l’energia delle ricariche proviene da fonti ancora inquinanti, ci sono il costo di alcune componenti, lo smaltimento delle batterie, i processi produttivi indotti. Saremmo a un passaggio intermedio in attesa che la soluzione idrogeno diventi avvero praticabile a costi sostenibili, anche per le navi”.
Antonio Fulvi
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