Porti di Roma, la corsa al rilancio

Pino Musolino
CIVITAVECCHIA – Potrei richiamare il vecchio, ironico detto: stiamo affrontando molti dei problemi pregressi, adesso ci attrezziamo per i miracoli di domani.
Parlare con il presidente dell’AdSP dei porti di Roma, dottor Pino Musolino, è un po’ come riferirsi a quel detto. Perché se gestire un sistema portuale italiano è oggi difficile – ci fu chi disse, non troppo tempo fa, che i presidenti dei porti devono avere “la vocazione al martirio” – gestire il sistema dei porti di Roma è tre volte più difficile. Proviamo a fare il punto proprio con lui, il presidente.
Dottor Musolino, lei sta lavorando da 11 mesi a Civitavecchia, dopo esperienze manageriali di livello europeo all’Hapag Lloyd, ad Anversa con Atlantis Services e con la Mechel Service, poi a Venezia. È uno dei più giovani presidenti di AdSP italiane. Qual’è il problema principale della sua?
“È quello di una situazione amministrativa complessa, che ho trovato all’arrivo, che risale a quasi dieci anni fa: e che stiamo affrontando con l’impegno e anche il sacrificio di tutti i dipendenti che ci lavorano, ai quali voglio anche esprimere il mio ringraziamento. Il tema della liquidità è stato poi accentuato dalla pandemia, che ha evidenziato al massimo le contraddizioni esistenti, con la struttura delle entrate tarata in termini diventati non realistici. La bocciatura del bilancio che mi sono trovato all’arrivo, insieme a un buco di 10 milioni, sono la sintesi di una situazione che avrebbe potuto portare al commissariamento”.
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Il quale non c’è stato. Come avete risolto?
“Entro aprile sorso abbiamo recuperato una decina di milioni e a settembre altri quattro: con un lavoro impegnativo e un attento riesame di tutte le voci. Puntando anche a potenziare i servizi per i settori nei quali siamo in primo piano. Malgrado il Covid, oggi siamo il primo porto al mondo delle crociere. Ma l’applicazione delle “buone pratiche” l’abbiamo estesa migliorando la differenziazione e la specializzazione delle aree per i vari traffici, collaborando con l’armamento e con i servizi, cercando di rispondere alle esigenze di mercati che per alcuni settori riguardano non solo il Lazio ma anche l’Umbria e in generale l’Italia Centrale fino all’Adriatico, con la connessione tra i due mari. Rinfuse e contenitori devono essere una delle nuove frontiere, e rappresentare insieme ai ro/ro e alle crociere la nostra forza”.
Si dice spesso che voi presidenti di AdSP vi date molto da fare ma che manca ancora uno strumento collegiale che impegni il Governo e la politica a livello nazionale.
“Lo strumento esiste e il suo presidente Gualtieri, che ho appoggiato personalmente nell’incarico, sta lavorando bene. Il problema è che dobbiamo riconquistare attraverso proposte concrete e documentate una credibilità che non per colpa nostra ma per disattenzione di certa politica è venuta a mancare nel tempo. E la credibilità di conquista con l’autorevolezza della partecipazione ai processi decisionali. Sono due anni che Assoporti non presenta un grande progetto nazionale, e che i governi sono impegnati sulla portualità da cento associazioni di categorie e di logistica, senza però il nostro determinante contributo. Ripeto che Gualtieri sta recuperando posizioni, ma c’è ancora del lavoro da fare”.
C’è anche, come si sussurra, qualche presidente che non è poi così disposto a lavorare in team con gli altri in Assoporti?
“Forse c’è anche questo problema, non lo so. So che non possiamo continuare a guardarci l’ombelico. Ci sono tematiche come le annunciate imposizioni fiscali alle AdSP dalla UE che dovrebbero impegnarci tutti insieme, da tecnici che siamo, per non essere travolti da normative inadeguate. Mi auguro che Assoporti venga di nuovo ascoltata come ai tempi in cui c’erano al vertice personaggi capaci di avere ed ottenere autorevolezza”.
Antonio Fulvi
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