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Fuori sagoma, fuori di testa

ROMA – Da una settimana c’è mai un fuoco di fila, da parte delle organizzazioni dell’autotrasporto, per l’ennesima castroneria dei burocrati governativi: i nuovi limiti del trasporto stradale fuori sagoma inseriti nel decreto infrastrutture. Se n’è accorto subito Il Sole24Ore sollecitato dai trasportatori: in pratica non sarà più possibile trasportare più di un singolo pezzo fuori sagoma con un autocarro anche autorizzato. La limitazione, è stato spiegato con comprensibile arrabbiatura dagli autotrasportatori, riguarda le travi metalliche o di cemento armato, i blocchi di marmo o di pietra, e cento altri manufatti che in precedenza potevano viaggiare insieme fino alla capienza e al peso ammesso su un unico TIR.

Maggiore spesa a parte – e non si tratta di spiccioli – il provvedimento moltiplica il numero dei Tir necessari per trasportare un insieme che in precedenza era su un singolo mezzo: quindi più traffico su strade e autostrade, più inquinamento, più rischi.

Pare che al ministero ci si sia accorti del disastro e su sollecito di Confindustria sia stato già avviato un emendamento correttivo, votato in commissione trasporti da tutte le componenti. Della serie: non c’è limite al peggio…

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ROMA – “Passi l’emergenza, passi la necessità di risolvere tanti problemi in un colpo solo, ma varare misure in materia di trasporti, senza ascoltare neppure una volta i diretti interessati, utilizzando la via della decretazione e rendendo vigenti norme di favore e di vantaggio solo per pochi, è davvero un po’ troppo”.

A denunciarlo è anche Maurizio Longo che in una lista sintetizza le misure, talora aberranti, inserite per la prima volta nel Paese, nel decreto infrastrutture, rinviando a tempi posteriori alla conversione in legge, il confronto (a quel punto quasi grottesco oltre che inutile) con le categorie interessate.

Senza preventivi confronti tecnico-economici nel trasporto delle merci, sono stati privilegiati all’interesse generale quelli di parti ben individuabili. Nel settore dei trasporti eccezionali si è dato valore immediatamente attuativo a una norma che causerà il blocco istantaneo di 500 veicoli, e con una liberalizzazione dei semirimorchi di oltre 15 metri che non otterrà il risultato sbandierato di una riduzione dei viaggi (1 solo pallet in più rispetto agli autotreni) generando invece confusione e difficoltà operative.

Per quanto concerne la revisione dei mezzi industriali alle officine private: viene ancora impedita agli autoveicoli (motrici e trattori) e concessa ai rimorchi per i quali già si prevedono aumenti di costo non indifferenti.

Nello stesso Decreto su infrastrutture e trasporti si aggiunge un piccolo contributo a fondo perduto per l’acquisizione delle abilitazioni di guida a giovani conducenti senza neanche prendere in considerazione il fatto che la carenza di conducenti non è legata al costo della patente ma è conseguenza di una concatenazione di cause ben più ampie e che in quanto tale richiede interventi di carattere strutturale.

In compenso il Decreto Legge non si occupa dei maggiori costi del carburante che, con le attuali condizioni normative, non possono essere rimbalzate sul costo finale della merce; ignora il problema dei tempi di attesa al carico e allo scarico, oggetto di una disposizione di legge che è quotidianamente violata; non si occupa del tema ormai scottante dei tempi di pagamento e della certezza del credito per le imprese di autotrasporto.

“Decreto omnibus – conclude Longo – ma solo per chi ne trae vantaggi”.

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Pubblicato il
13 Novembre 2021

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