Specialisti, è caccia aperta
ROMA – Non è solo un problema italiano, ma da noi sta per diventare davvero catastrofico. Mancano autisti dei Tir, mancano ufficiali di macchina per le navi, mancano lavoratori (fonte Il Sole 24Ore) persino per lavori stradali e autostradali finanziati dal fondo di rilancio del governo. Nella sostanza, siamo all’assurdo che i disoccupati (e i non occupati) non calano, ma i lavori più pesanti, o quelli più specializzati, nessuno vuole od è preparato a farli.
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Vediamo gli autisti dei mezzi pesanti. Peggio di noi sta la Gran Bretagna, perché con la Brexit se ne sono dovuti tornare a casa all’est (Polonia, Romania, etc) circa 15 mila su un totale di poco più di 200 mila. Da noi in Italia gli autisti giovani sono ormai una minoranza: sono più che altro disagi creati dai ritmi di lavoro, oltre alla lunghezza dei viaggi, a scoraggiare: malgrado le retribuzioni siano cresciute.
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Confitarma a sua volta segnala che mancano ufficiali e direttori di macchina italiani in possesso delle competenze richieste dalle più moderne tecnologie presenti a bordo.
La preoccupazione dell’armamento italiano per questa carenza diventata ormai strutturale è stata unanimemente espressa nel corso della prima riunione del Gruppo Tecnico “Education e Capitale Umano” di Confitarma, presieduta da Salvatore d’Amico.
Nel corso della riunione è emersa una carenza di lavoratori marittimi italiani riguardante alcune importanti qualifiche di bordo e, in particolare, un forte squilibrio tra l’offerta di ufficiali di coperta e quella di ufficiali di macchina: infatti, sul totale degli studenti diplomati dagli Istituti nautici due terzi scelgono l’opzione coperta e solamente un terzo l’opzione macchina.
“È necessario avviare specifici progetti di informazione e orientamento, sin dalle scuole medie e nei primi anni degli Istituti nautici, al fine di diffondere tra le nuove generazioni la conoscenza delle carriere marittime – ha affermato Salvatore d’Amico – soprattutto per quanto riguarda il lavoro svolto nella sezione macchina, spesso legato a un ideale arcaico e stereotipato che non risponde alla realtà di questa carriera”.
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Infine la denuncia della grande impresa di lavori pubblici Salini. Parlando al convegno di Napoli dei giovani di Confindustria, Pietro Salini di Rebuilt ha detto che solo per i cantieri che il patto di rinascita del governo ha finanziato mancano 35 mila specializzati, in gran parte fuggiti all’estero, e un totale di 100 mila lavoratori. “Dobbiamo spendere in lavori pubblici 15 miliardi all’anno – ha detto ancora – ma siamo in grado a malapena di fare lavori da 1,9 miliardi all’anno”. Con la ripresa sulla quale si sono impegnati tutti i paesi europei inoltre le offerte per gli specializzati specialmente sono aumentate: e a retribuzioni meno tassate delle nostre.
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