Ricordando Dante: …nave senza nocchiero alla deriva…(?)
LIVORNO – Ebbene sì: Dante Alighieri, di cui ci apprestiamo quest’anno a celebrare il 700° anniversario con grandi manifestazioni, penserebbe oggi di essere stato anche un mago indovino. Il suo celebre epiteto riferito all’Italia, che riportiamo nella splendida immagine dell’inferno di Gustavo Dorè (l’incontro di Dante e Virgilio con le anime di Paolo e Francesca) si adatta purtroppo molto bene all’oggi. Siamo “senza nocchiero”. E anche senza voler fare politica – come ci siamo sempre proposti – la situazione del paese non è certo la migliore per accettare con animo sereno quanto sta avvenendo in Parlamento.
Ci sembra però che ci sia una spinta dicotomia tra il paese politico e il paese reale. Proprio in questi giorni, andando a raccogliere le opinioni degli imprenditori della logistica per l’inizio dell’anno, abbiamo raccolto molte preoccupazioni, ma anche l’immagine di un mondo che non si è fatto travolgere né della pandemia – la peggio dell’ultimo secolo – né dalla conseguente crisi economica mondiale. Gli armatori continuano a sfornare nuove navi, oltretutto più moderne e più “green”; i terminal stanno potenziandosi, reggono e investono; le reti logistiche non si sono fermate e sia pure con sacrifici degli uomini e dei mezzi continuano a far circolare la linfa vitale del Paese. Dunque, se fosse vero quello che scriveva Calderon de la Casa (“la vida es suegno”) stiamo vivendo un sogno tagliato completamente in due, dove tra chi guida la macchina e chi nella macchina lavora c’è un taglio netto. Qualunquismo? Padre Dante, se ci sei, batti un colpo.
A.F.