Ora il container costa come l’oro
LONDRA – Quello che nemmeno l’imperante pandemia era riuscita a fare lo sta facendo la crisi dei contenitori vuoti, bloccati al di fuori della catena logistica mondiale. Risultato: negli ultimi due mesi i noli marittimi sono arrivati anche a quadruplicare, per recuperare la diminuzione dei traffici a sua volta legata alla carenza di vuoti. Per alcune aziende che vivono per l’export il momento è drammatico. Secondo Il Sole-24Ore di due giorni fa “i noli record rappresentano un grosso pericolo per l’economia mondiale”.
Il problema era nato inizialmente sulle rotte trans-pacifiche per la ripresa della produzione in Cina e dei consumi negli USA. Si è subito riscontrato che in quelle tratte c’era una pesante carenza di contenitori vuoti, rimasti bloccati per la pandemia in particolare in Europa: da qui il drenaggio degli stessi vuoti per la fortemente redditizia ripresa dei traffici sul Pacifico. Il “cerino” è rimasto in mano ai porti europei, dove pile di contenitori vuoti stazionano da tempo nel retroterra degli scali. Solo alcune compagnie con le spalle forti hanno potuto utilizzare le proprie scorte, come MSC sui traffici con l’Italia. Lo confermano anche da terminal livornese della compagnia di Aponte, il Lorenzini & C. dove le navi continuano ad operare con il consueto ritmo e i contenitori non mancano. Il problema si pone anche per chi nel campo dei contenitori lavora per riparazioni, trasformazioni e refitting: alla Sogese del Vespucci la carenza di vuoti sarebbe uno dei problemi del giorno. I costi dei noli riflettono la carenza: per un 40 piedi dall’Asia al Nord Europa – riferisce sempre Il Sole24Ore – oggi si spendono fino a 9 mila dollari, contro meno di 2 lo scorso novembre. Fedespedi sta muovendosi anche a livello internazionale con le varie associazioni di categoria. Ma al momento non si vedono miglioramenti.