Mosca in corsa sulla rotta Artica
MOSCA – Si chiama “Arktika” ed è la più grande nave rompighiaccio al mondo, la più potente grazie alla propulsione nucleare. La Russia fa sul serio, come si vede, per riaffermare la propria supremazia su quella rotta Artica che si propone ormai da qualche tempo come la prossima alternativa al tradizionale collegamento (si veda l’immagine qui sopra) tra il Far East e il Nord Europa. L’“Arktika” – riferisce l’agenzia “Rinnovabili” – ha raggiunto il porto di Murmansk per rafforzare la flotta del Nord, che potrà operare ben tredici unità rompighiaccio. Obiettivo dichiarato: arrivare per primi nell’aprire rotte commerciali economicamente convenienti attraverso il Polo Nord.
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La compagnia statale che ha varato Arktika, Rosatomflot, punta sulla nave – continua “Rinnovabili” – per aumentare il traffico di naviglio commerciale russo attraverso le (sempre meno) ghiacciate acque del Nord. Con 173 metri di lunghezza e più di 50 membri di equipaggio potrà farsi largo attraverso ghiacci spessi anche 3 metri. E oggi per diversi paesi dell’emisfero boreale, l’Artico è diventato obiettivo primario del commercio marittimo. I cambiamenti climatici avvicinano anno dopo anno il momento in cui sarà aperta tutti i mesi la rotta del Mare del Nord, cioè quando le navi commerciali saranno in grado di usare la rotta Artica praticamente senza interruzione.
“La creazione di una flotta nucleare moderna di rompighiaccio, capace di assicurare tutto l’anno una navigazione sicura lungo tutta la rotta del Mare del Nord è un compito strategico per il nostro paese”, ha dichiarato Vyacheslav Ruksha di Rosatomflot.
Una recente ricerca del Centro nazionale per la ricerca atmosferica ha mostrato che, per quanto riguarda l’estensione del ghiaccio marino, un nuovo stato climatico nell’Artico è già emerso intorno alla fine del secolo. Le minime medie nel mese di settembre sono inferiori del 31% rispetto al decennio 1979-1988. Se le emissioni di gas serra dovessero rimanere al loro stato attuale, i ricercatori prevedono che entro la fine di questo secolo l’Artico non avrà ghiaccio per un periodo da tre a dieci mesi all’anno. Sul tema si comincia a discutere con attenzione anche in Italia, come nel recente webinar di Intesa San Paolo.
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