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Quanti bocciati per performance nelle AdSP!

LIVORNO – Sul piano della “analisi di performance” i sistemi portuali italiani, valutati da un impietoso studio presentato alla Naples Shipping Week dal tecnico di settore – e consigliere di Confitarma – Fabrizio Vettosi, non superano tutti l’esame. Lo studio, peraltro commentato da molti siti web e analizzato nei dettagli da Ship2Shore (da cui riprendiamo le tabelle, che il sito riprende a sua volta dallo studio) ha creato qualche dispiacere a Vettosi, come abbiamo riferito nel numero scorso nella intervista al professionista della nostra Cinzia Garofoli. Da non esperti di numeri come siamo tuttavia, ci sembra che non sia molto criticabile. Vediamo di sintetizzare quello che dice.

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Su sedici Autorità di Sistema Portuale, sei hanno un numero di dirigenti ben sopra alla media, tre la sfiorarono a cavallo dell’indice, e sette sono definite “virtuose” (trovate il rapporto grafico nella tabella con i giri). La palma dell’AdSP con meno dirigenti in rapporto al personale spetta a Ravenna (4,7%); dietro la lavagna secondo Vettosi andrebbe messa l’AdSP della Sicilia Orientale di Catania (13%).

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Anche sulle retribuzioni medie ci sono fortissimi divari. La media italiana del costo di un dipendente è di 82.800 euro annui: agli estremi troviamo Ravenna il cui costo è 50 mila euro mentre nemmeno troppo lontano, a Bari, si salta a 112 mila euro. Supera di poco la media Livorno/Piombino (84.700) mentre la curva si impenna con Sardegna (99.600), Civitavecchia (104.900), Catania (108.900) e Palermo (110.400).

Le cifre qui sopra, di per sé, non sono però indicative in toto. Se le prestazioni fossero superiori, anche la retribuzione può esserlo sulla base di un indice di “performance” (media ponderata 4,32) che è l’indicatore principale di efficienza del sistema. E in base all’efficienza ecco salire in vetta la Sardegna (6,79) seguita dalla Sicilia Orientale (6,01): tra le promosse anche Ancona, Venezia, Trieste, Gioia Tauro e Messina. Un quadro importante è anche quello che indica il rapporto tra totale dei dipendenti e numero di dirigenti, su una media indicata dell’8%. Virtuosissima l’AdSP di Ravenna (4,7% di dirigenti), sculacciata quella con il rapporto più alto, Catania (13%).

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Ma alla fine dei conti, sostiene lo studio di Vettosi, l’elemento determinante per valutare il lavoro delle AdSP italiane è l’indice di efficienza. Qui troviamo alcune dolenti note, che riguardano, come scrive pudicamente il rapporto, quelle in “zona efficientabile”: ovvero, più brutalmente, che efficienti non risultano in base ai numeri già riportati. Il grafico (che riportiamo con i giri) è impietoso: bocciate le AdSP di Adriatico Meridionale e Tirreno Settentrionale, poi poco più sopra ma sempre nella lista delle insufficienti il Mar Ionio, l’Adriatico Orientale, quello Settentrionale e la Sicilia Orientale.

Lo studio comunque cerca di indorare la pillola amara per molti, ricordando che in svariati casi il lavoro di alcuni presidenti è stato particolarmente difficile e che inoltre le prossime scadenze a soli 4 anni non sono sufficienti a giudicare un mandato, che per enti così complessi dovrebbe arrivare ad 8 anni, vista anche la esasperante lentezza del passaggio dalle decisioni alle realizzazioni per colpa della burocrazia nazionale.

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Nello studio ce n’è anche per il governo. Principalmente perché rimasta lettera morta, nella riforma della riforma del 2016, la piena attuazione dell’art.11 ter, quello della conferenza nazionale di coordinamento delle AdSP che non ha mai operato perché mai convocata sui temi concreti. Eppure era e rimane il cuore della riforma. E allora?

A.F.

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Pubblicato il
17 Ottobre 2020
Ultima modifica
18 Ottobre 2020 - ora: 10:12

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