Via col vento, domani
LIVORNO – D’accordo, l’immagine qui sopra è solo un rendering: costruita al computer, o se siete tra gli scettici, un sogno lontano. Eppure non solo è un sogno molto vicino, ma non è nemmeno un sogno. I cantieri navali più avanzati del mondo ci stanno già lavorando. Torniamo al passato? No: benvenuti nel futuro prossimo della propulsione navale.
Pare che la formula di tornare a sfruttare il vento riguarderà abbastanza presto un tipo di unità di grandi dimensioni che non ha necessità di alte velocità, ma che sommando alla propulsione tradizionale attraverso l’elica – con motori alimentati a GNL o almeno ibridi – la propulsione ausiliaria delle vele, potrà portare a sostanziosi risparmi nei consumi. Il che vuol dire per ogni viaggio transcontinentale, qualche centinaio di migliaia di dollari.
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Anche di questi tempi , con il greggio ai minimi storici, non si buttano via: ma quando il costo del greggio tornerà a salire – e tornerà – la faccenda potrà diventare ancora più interessante. Mettiamo infine nel conto anche la carbon tax, che diventerà sempre più onerosa: ogni risparmio di emissioni sarà un risparmio di dollari. Infine ci sono i valori ambientali : non monetizzabili ancora, ma ai fini del futuro dei nostri nipoti certo sono valori ancora più importanti.
Chiacchiere? Niente affatto. E oggi, con la mente che si dibatte tra gli incubi delle pandemie – sanitarie ed economiche – constatare che c’è chi lavora per un futuro migliore può aiutare davvero.
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Andiamo sul concreto. È nata un’associazione internazionale, la IWSA (International Wind Ship Association) che si popone di utilizzare il vento come propulsione navale complementare, o almeno integrativa. Alla base dell’iniziativa c’è la volontà di ridurre quelli che saranno i crescenti oneri della carbon tax. Vi hanno aderito non solo cantieri all’avanguardia – coreani e cinesi in prima fila – ma anche compagnie di navigazione. Di recente si è saputo che la cinese CMES (China Merchant Energy Ship) ha ordinato una petroliera da 300 mila dwt con propulsione anche eolica.
Sul come farsi aiutare dal vento ci sono svariate scuole di pensiero. Le vele “quasi tradizionali” (illustrare nel rendering in prima pagina) sono solo una delle proposte. Perché se un tempo le navi a vela richiedevano equipaggi di decine decine di marinai per gestire la velatura, oggi i sistemi automatizzati (il “Maltese Falcon” di Perini è stato un precursore) consentono di dar vela, orientare gli alberi, ammainare o ridurre schiacciando solo pochi bottoni in consolle.
Ma le vele così come le conosciamo possono essere sostituito da altri mezzi: sono stati sperimentati aquiloni ad ala, enormi e capaci di trascinare anche le più grandi navi. Oppure pale eoliche come quelle terrestri, che caricano batterie elettriche di bordo per motori anch’essi elettrici. Ma la proposta più rivoluzionaria, sperimentata a lungo e già operativa su alcun navi nel Nord Europa, è quella dell’applicazione dei cilindri Flettner, dal nome dell’ingegnere che li ha opposti per primo. C’è già un traghetto sul Baltico che ne ha istallati un paio e consuma almeno il 10% in meno. I cilindri Flettner sfruttano un effetto fisico per cui, ruotando con il vento, sviluppano una spinta in avanti: non c’è dunque bisogno di venti portanti come negli altri sistemi, possono avviarsi e spengersi automaticamente quando le condizioni meteo non aiutano, e costano decisamente meno delle vele. C’è tutto un mondo, insomma, ancora da esplorare.
A.F.
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