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Le tante sirene della “Fase 3”

LIVORNO – Dai dai, ci siamo arrivati: anche i più prudenti al governo hanno ammesso che per il Covid-19 siamo alla “Fase 3”. Che non è, però, quel “Liberi tutti!” che avremmo sperato. Qualcuno dice: meglio che niente. Ma il canto delle sirene che accompagna le nuove regole non sembra convincere tutti.

Le sirene? Ricordate la leggenda di Ulisse, che per non farsi ammaliare dalle traditrici sirene – incantavano i naviganti con le dolci lusinghe e poi li divoravano – s’era fatto legare all’albero maestro della nave? Come sempre, le leggende forniscono insegnamenti per la realtà.

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Ma qual è la realtà? A seguire gli infiniti “gallinai” di queste sere alla TV, dove ogni canale ci propone una visione spesso diversa di ciò che dobbiamo aspettarci, siamo in un ginepraio costituito da valanghe di finanziamenti in arrivo – sia dalla UE che dalle banche – che però sono come il coro dell’Aida: “Partiam, si partiam!” ma nessuno si scolla dal palco. Le sirene? Il governo si sforza di dirci che ce la faremo, anche se ammette che l’economia va incontro a un bagno di sangue. Le realtà più note? La cassa integrazione ritarda ad arrivare alla gente, i trasporti passeggeri continuano ad essere ingabbiati in regole diverse regione per regione, sui porti c’è la rissa tra art. 16 e art. 17, le Autorità di Sistema lavorano come possono, a singhiozzo ancora con molti a casa con lo “smart working”. Per non parlare dell’autotrasporto, vessato dalle prepotenze austriache, dalle incertezze nelle Motorizzazioni, dalle deroghe che non tutti riconoscono. Eccetera. Dallo shipping arrivano cifre a consuntivo dei traffici da far rabbrividire. Non le citiamo, sono su tutti i comunicati. A mettere tutto insieme, possiamo cominciare tranquillamente a piangere. O no?

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Eppure a fronte di questo quadro che non è solo nazionale, ci sono importanti, importantissimi segnali di reazione. Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi che i due più importanti gruppi armatoriali italiani dei ro/ro stanno confermando ordini di nuove navi in Cina, destinate ai servizi tra le nostre coste, la Spagna e la Grecia. Navi grandi, ultramoderne, costose ed ecologiche: che nessuna compagnia sana di mente confermerebbe se non avesse piena fiducia che il settore ripartirà. Dovremo aspettare forse l’anno prossimo stringendo i denti. Ma ripartiranno. Ripartiremo.

Certo, la politica dovrà dare una mano. E il nodo continuano ad essere le regole della burocrazia deteriore, che continua a colpire. Tutti ormai sparano addosso al Codice degli Appalti, compresi esponenti di primo piano del governo: eppure sembra che a toccarlo ci sia da bruciarsi le dita (e i consensi elettorali). Su queste pagine non facciamo della politica: ma quando il ministro De Micheli dice che il Codice è intoccabile non in qualche dettaglio: e che il modello del ponte Piano ex Morandi di Genova non è ripetibile con i sui tempi record, qualcosa ci preoccupa.

Lasciamo dunque che le sirene dell’ottimismo cantino ancora: ma attenti a non farsi sbranare. Non è più tempo di semplici promesse, della commovente e gratuita bellezza delle Frecce tricolori. Ci vuole lavoro, lavoro e lavoro: in cielo, in terra e in mare, come si diceva una volta.

A.F.

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Pubblicato il
10 Giugno 2020

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