Crociere e marittimi nelle fauci del Covid-19
LIVORNO – Il conto alla rovescia è cominciato, ma nessuno s’illude: per il grande business delle crociere, non siamo che all’inizio del guado. Altro che a metà: secondo gli osservatori più accreditati, quest’estate potrà forse ripartire qualche nave, ma le compagnie principali sono tutte proiettate verso la prossima stagione. Quanto perderanno? I calcoli s’incrociano tra i continenti: ma sarà un bagno di sangue. E le fauci della pandemia economica, che abbiamo rappresentato con quelle di uno squalo, non lasciano illusioni. Per le compagnie non è soltanto un problema di mancanza di clienti. C’è ancora, a ben due mesi dal blocco delle navi, l’odissea degli sbarchi dei marittimi, in parte extracomunitari e da rispedire a casa solo con voli charter. Ma non tutti i marittimi sono “sbarcabili” perché il Covid-19 non ha risparmiato nessuno: da qui le procedure complicate, costose e specialmente lunghissime. Lo si è visto anche vicino a noi a Piombino, dove un migliaio di marittimi e di personale di camera è stato sbarcato con infiniti passaggi di sanità e dove ancora è in atto un presidio in banchina.
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Si può cercare, in questa crisi, qualcosa che non sia lacrime e sangue? Proviamoci. Oltre ai tempi per le manutenzioni straordinarie delle navi – e della catena logistica che per esse opera – il vuoto di navigazione è stato impiegato – e viene ancora oggi impiegato – per alcuni interventi sugli impianti di condizionamento e sulle stesse cabine. La pandemia non lascerà tutto come prima: e le stesse crociere di domani saranno diverse. Forse ripartiranno per prime le navi meno grandi: forse i porti da toccare saranno selezionati, ridotti di numero ma sulla base di rigide valutazioni di sicurezza. L’ordine di servizio per le crociere di domani – sperando che siano già di domani mattina – è fornire il massimo di garanzie anti-Covid e il massimo di sicurezza anche durante gli sbarchi. Una grande sfida, che però va vinta in ogni modo. E tutti siamo chiamati a dare una mano.
Di recente, in una lettera congiunta, i leader dell’ICS (International Chamber of Shipping), dell’ITUC (International Trade Union Confederation) e dell’ITF (International Transport Workers’ Federation), esortano António Guterres, segretario generale dell’ONU, a sollecitare i 193 stati membri ad adottino urgentemente la serie di 12 di protocolli emessi dall’IMO, Agenzia marittima delle Nazioni Unite, per evitare una “crisi umanitaria” per oltre 200.000 marittimi.
La lettera spiega che “attualmente ci sono oltre 200.000 marittimi a bordo di navi in tutto il mondo che hanno completato il loro turno contrattuale a bordo, ma ai quali viene impedito di tornare a casa. Molti di questi marittimi manifestano effetti negativi sulla loro salute mentale e ciò comporterà l’incapacità a svolgere in modo sicuro i loro ruoli di fronte alla crescente stanchezza.
Inoltre, le severe restrizioni imposte da molti paesi, tra le quali la negazione del congedo a terra e dell’accesso all’assistenza medica essenziale, stanno contribuendo alla fatica e all’esaurimento. Le organizzazioni marittime temono casi di suicidio e autolesionismo tra i lavoratori vulnerabili di questa categoria.
La lettera evidenzia che i governi hanno la responsabilità di aderire ai principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, e che gli Stati hanno il dovere di proteggere i diritti umani sia in circostanze normali che in periodi di crisi.
Alcuni governi nazionali si sono già attivati adottando misure positive, ad esempio designando i marittimi “lavoratori essenziali”. Le altre nazioni possono seguire questo modello per adottare misure volte a risolvere questo problema.
“Mentre migliaia di marittimi affrontano l’esaurimento lavorando su rotte di approvvigionamento fondamentali, il tempo passa per i governi”.
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