L’analisi degli esperti

Daniele Rossi e Angelo Roma
LIVORNO – L’analisi è chiara, anche se c’è da chiederci quanto rimpiangeremo questi dati che all’inizio dell’anno in corso ci sembravano un bicchiere mezzo vuoto invece che mezzo pieno.
Nel 2019 i porti italiani hanno movimentato circa 403 milioni di tonnellate. Tiene il settore container, brilla meno il traffico dei rotabili, negli scorsi anni punta di diamante della portualità italiana. Il 2019, a guardare le statistiche delle Autorità di Sistema Portuale, è stato il grande anno delle crociere – industria ora ferma per effetto del coronavirus.
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«Il nostro sistema logistico e infrastrutturale ha una capacità di richiamo e assorbimento dei traffici relativa – spiegava Daniele Rossi, presidente di Assoporti, l’associazione degli enti portuali italiani -. Considerato questo fattore, combinato al rallentamento dell’economia in Italia e poi in Europa, e al peso della guerra dei dazi sugli scambi internazionali, la tenuta dei nostri porti mi pare sia stata più che buona. È vero, i ro/ro stanno ripiegando, ma si tratta di un tipo di traffico che dipende molto da incentivi che non sono fissi. Gli incentivi portano investimenti: in una situazione economica come questa, e in un settore dove il numero di armatori è limitato, c’è prudenza a investire su nuove linee. Questo il 2019 – diceva Rossi – “Oggi è chiaro che con il coronavirus i primi sei mesi del 2020 saranno un disastro. Io sono tra gli ottimisti: confido che l’emergenza andrà a cessare nel secondo semestre. Ma dubito che i nostri porti possano recuperare tutto quello che sarà perso nella prima parte dell’anno, per il semplice fatto che la loro struttura – che manca di strade, banchine, ferrovie – insomma è tarata per accogliere una dato quantitativo di traffico, non di più».
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I numeri: con 68,1 milioni di tonnellate Genova-Savona è il primo sistema portuale in Italia, con un calo del 3,1% dei traffici che dagli operatori è considerato quasi un miracolo, considerata la tendenza dei due scali ad amplificare gli effetti delle contingenze negative – per effetto di una situazione infrastrutturale interna ed esterna largamente inadeguata e aggravata dal crollo del Ponte Morandi. Il singolo porto di Genova mantiene anche il primato nella movimentazione dei container (2,6 milioni di TEUs, stazionario a -0,2%). Gioia Tauro, il porto del transhipment, torna a crescere (2,5 milioni di TEUs, +8,4%). Livorno si conferma lo scalo dei ro/ro con 16 milioni di tonnellate (+0,6%), Ravenna il grande porto delle rinfuse solide (11,1 milioni di tonnellate, -1,2%), Trieste (43,3 milioni, +0,2%) quello delle liquide e Civitavecchia lo scalo-principe dei crocieristi (2,6 milioni di passeggeri, +8,6%). I porti sardi per ovvi motivi sono al top per passeggeri da traghetti con percorrenza sopra le 20 miglia con 4,9 milioni di passeggeri (+4,3%) e per passeggeri movimentati complessivamente (5,4 milioni, +2,8%). Il traffico più florido, si diceva, è stato quello delle crociere: con Genova in crescita del 33,4% (1,3 milioni di persone), Napoli-Salerno del 27,4% (1,4 milioni), Bari del 18,7% (600 mila persone), e picchi di rilievo anche nei porti minori. Interessanti i movimenti negli scali più piccoli: Marina di Carrara è il porto che cresce di più nel 2019 (+20%, tre milioni di tonnellate) anche grazie al contributo dei ro/ro (600 mila tonnellate, +19,4%). I volumi di traffico sono ridotti, ma alla AdSP guidata da Carla Roncallo va il merito di aver riportato lo scalo toscano sulle mappe del trasporto e della logistica.
“A Piombino – conferma il maritime consultant Angelo Roma, vicepresidente dell’interporto Vespucci alle spalle di Livorno – tornano le rinfuse solide (2,4 milioni, +89,7%, oltre tre volte quelle di Genova – grazie all’effetto-Jindal). Salerno si riaffaccia nel segmento dei traghetti passeggeri: +19,7%, 200 mila persone, più o meno le stesse cifre mosse complessivamente da Trieste (+83,5%) spinta dal mini-boom crocieristico (100 mila persone, +177,5%). Il calo delle rinfuse costa un -14,8% (9,5 tonnellate) a Civitavecchia, ma i cali più dolorosi sono quelli del traffico generale di Venezia (-5,9% a 24,9 milioni di tonnellate), porto con enormi potenzialità piegato dal rallentamento del Nord Est e soprattutto dai mancati dragaggi, così come il crollo (-47,6%, 100 mila TEUs) del traffico container in Sardegna, dopo la chiusura del terminal Cict di Cagliari. Da segnalare il -21% delle crociere (600 mila passeggeri) a Savona e il calo del 24,8% del ro/ro (6,5 milioni di tonnellate) a Trieste, porta del Mediterraneo Orientale in Italia, a causa dalla crisi economica turca”.
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