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Apocalypse now?

LIVORNO – Per molti di noi, confinati a casa dalle stringenti disposizioni nazionali, non manca l’occasione di fare il punto riflettendo anche con un’occhiata al di là del dito che guarda la luna. Guardiamo, appunto, la luna: che è il mondo d’oggi, minacciato dai fulmini infernali del Covid-19. Le immagini, come quella qui sopra, sono più immediate delle parole. Consolazione: ormai tutti i paesi, nessuno escluso, è sotto minaccia.

Documentiamoci, dunque.

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A partire – toccando ferro – dalle epoche più recenti a quelle più remote. Ci dicono le organizzazioni mondiali della sanità che ogni giorno, in quella sterminata area che costituisce l’inferno del sottosviluppo, muoiono centinaia di bambini denutriti o ammalati; e centinaia di adulti si scannano tra loro, in lotte tribali di cui abbiamo solo una vaga sensazione quando allunghiamo lo sguardo alla vicina Libia.

Andiamo oltre: le guerre, che i futuristi alla Marinetti consideravano motore del futuro, “sola igiene del mondo”, anche a fermarci a quelle degli ultimi cinquant’anni che hanno coinvolto noi europei sono costate ben oltre un milione di morti tra Iraq, Ucraina, Vietnam e Corea. E non di lontane e sconosciute etnìe ma di “ragazzi come noi”- cantava Morandi – “che amano i Beatles e il rock-and-roll”. Più avanti? La seconda guerra mondiale ha fatto 54 milioni di morti tra soldati e civili. Più avanti ancora? La prima guerra mondiale ha fatto “soltanto” 16 milioni di morti. Ma le grandi epidemie del secolo precedente (vaiolo in particolare) hanno fatto anche 7 milioni di morti al giorno per mesi.

La sola “Spagnola, tra il 1918 e il 1920 provocò da 50 a 100 milioni di morti”.

Scusatemi per questo macabro richiamo alla realtà del nostro mondo. L’epidemia in atto non va sottovalutata, gli esperti dicono che le misure prese per contenerla – specie l’isolamento delle persone – sono corrette e che bisogna uniformarsi. L’apocalisse è ancora oggi lontana anche se incide profondamente con il nostro modo di vivere il quotidiano. Diceva Lorenzo dei Medici il Magnifico: Chi vuol essere lieto sia/ del doman non c’è certezza”. Come siamo cambiati da allora: tutti vogliamo oggi la certezza del nostro domani.

E allora? Allora restiamo a casa finché possiamo e se possiamo. Un vantaggio potrebbe anche venirne – mi rivolgo a voi giovani – visto che il paese invecchia troppo: se non avete niente da fare a casa, perché non mettere in cantiere un figlio o due? La Patria ve ne sarebbe grata. E magari non sarebbe nemmeno, per quel poco che ricordo, tanto spiacevole. Auguri.

A.F.

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Pubblicato il
14 Marzo 2020

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