Quando s’ignora il Codice delle demenze…
GENOVA – Diciotto piloni di cemento armato dell’ultima generazione, ciascuno di 40 metri d’altezza: e le sezioni in acciaio speciale del nuovo viadotto sul Polcevera che sostituirà il Ponte Morandi tragicamente crollato con una quarantina di vittime. È questa la carta d’identità della grandiosa operazione da parte della joint venture tra Salini Impregilo e Fincantieri che porterà, entro la seconda metà dell’anno, a riaprire il viadotto. Sono stati realizzati tre piloni al mese, mentre in Fincantieri si predisponevano le sezioni viarie. La messa in opera di uno degli “spezzoni”, con due maxi-gru e un ingegnoso sistema di sollevamento, con le immagini televisive ha fatto il giro del mondo.
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Il commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto Marco Bucci ha parlato di operazione simbolica, la prova della capacità delle imprese e del lavoro italiano quando non sono frenate dalla burocrazia. “In meno di otto mesi abbiamo completato tutti i piloni e stanno andando a posto gli spezzoni del viadotto – ha detto – mentre se avessimo seguito le regole del Codice degli Appalti ci sarebbero voluti due anni e mezzo solo per assegnare i lavori. Fuori da quel sistema, per assegnare la ricostruzione ci abbiamo messo tre settimane e mezzo”.
Qualcuno ha parlato di miracolo, ma miracolo non è stato: ed ha dimostrato che quando la burocrazia più deteriore si fa da parte, esistono in Italia eccellenze in grado di realizzare le più grandi opere in tempi brevi. Una lezione importante, che la politica dovrebbe prendere immediatamente a dimostrazione dell’urgenza di rivedere il Codice delle demenze: una revisione promessa dagli ultimi governi ma mai avviata, con ricadute pesantissime su tutto il sistema delle grandi opere italiane.
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