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Quando il sonno della Ragione genera mostri…

LIVORNO – Non meravigliatevi dell’immagine qui sopra, il celebre acquerello di Francisco Goya intitolato “il sonno della Ragione genera mostri”. Ricorderete forse che ogni tanto su queste colonne faccio finta d’intendermi d’arte. Così, cercando di analizzare questa fase di accesi contrasti in atto nel porto labronico, specie dopo l’intervista al presidente dell’AdSP che ho pubblicato sull’ultimo Quaderno, ho ripescato questo disegno custodito nel museo Nelson-Atkins dove il simbolismo è evidente: quando la ragione s’addormenta, e quindi non è esercitata, prendono libertà i mostri, gli incubi, gli orrori.

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Gli orrori e gli errori. Entro nel merito: da almeno un paio di mesi, ma con prodomi ben più lontani nel tempo, c’è uno scontro durissimo tra AdSP e terminalisti sulla pianificazione operativa del porto industriale. Il nocciolo sembra essere l’acquisto da parte di Sintermar dell’ex terreno industriale adiacente, che l’AdSP intende invece tenere come area per i traffici pubblici. Si sono incrociate le lame di un duro duello con raffiche di TAR, istanze, tentativi di composizione, irrigidimenti. Si sono formati schieramenti. Corsini lamenta i troppi ricorsi al tribunale amministrativo, gli imprenditori contro-ribattono che è l’unica arma loro concessa per difendere non solo se stessi ma l’efficienza del porto. Non è una guerra dichiarata: ma come tutte le contrapposizioni che non trovano un compromesso, mina la strada per arrivare a un porto coeso e condiviso che lavori per la sua crescita. Obiettivo che spero sia di comune e urgente interesse. Risultati? Non sono dentro le segrete cose ma da almeno tre Comitati di Gestione dell’AdSP il nòcciolo del problema è rinviato. Pare che se ne riparlerà a metà febbraio. Altro tempo che specie per gli imprenditori è una perdita secca.

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Siamo invece vicini a un’altro momento importante per il porto: venerdì prossimo 24 gennaio ci sarà la prima udienza in Procura di Livorno sulle imputazioni che hanno colpito i vertici dell’AdSP, di Sintermar e del più importante gruppo imprenditoriale che li è collegato. Come noto la Cassazione ha annullato le sospensive che erano state comminate a dirigenti pubblici e privati. È rimasto aperto il procedimento in Procura, che ha alla base un’impressionante serie di intercettazioni telefoniche, accuse e contro-accuse tra operatori stessi, interpretazioni della legge tirate a una parte e dall’altra. Gli imputati (e dispiace usare questo termine per buona parte di imprenditori capaci e responsabili) hanno importanti collegi difensori. Si gira intorno all’art. 50 della legge 84/94 che fissa diritti e doveri delle AdSP sulle concessioni in porto. Spaventa constatare l’apparato che si è mosso ed ha lavorato intorno a un presunto reato che potrebbe anche risultare non reato. Ma non rimane che aspettare qualche giorno per capire. Ci consola l’esistenza della presunzione di innocenza per tutti, anche se il pericolo è sempre quello di avere la sentenza definitiva alle calende. Presto e bene sarebbe chiedere troppo? È chiaro che se non ci sarà un giudizio chiaro anche le scelte da fare sulla programmazione del porto le scelte stesse saranno fatalmente condizionate da un clima di processi in corso. E dalle già più volte citate “non vocazioni al martirio”.

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Dal punto di vista degli osservatori esterni, come siamo, non possiamo che prendere atto di situazioni che a volte appaiono carsiche: compaiono e scompaiono, non aiutandoci certo a capire. Sull’area ex Trinseo acquistata da Sintermar il TAR ha dato ragione al terminal e quindi il progetto dell’AdSP di farne un multipurpose pubblico va rivisto. Perché allora non trovare una collaborazione tra pubblico e privato? Prima delle feste natalizie c’era sotto un incontro tra i principali teminalisti dei container, il comandante del porto e il sindaco, perché il primo cittadino favorisse una “pace portuale” di interesse comune. C’è stata, l’azione del sindaco, o tutto si è fermato in attesa di venerdì prossimo? E la gara per i bacini, sulla quale risulta concluso il lavoro dell’apposita commissione, si chiuderà con un ennesimo TAR da parte di chi perderà? Ma non sarebbe possibile un accordo tra i due concorrenti, in modo da sbloccare un importante tassello del lavoro sul porto?

Davvero siamo alla Ragione addormentata e ai mostri che sconvolgono il nostro porto?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
18 Gennaio 2020

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