Caccia grossa ai pesci piccoli
LIVORNO – Pesci grandi che assaltano pesci medi che a loro volta si mangiano i pesci piccoli: il “murale” qui sopra, disegnato sul muro di una delle nostre isole, sintetizza il momento storico in atto nel mondo della logistica, a cominciare da quello dell’armamento a quello del terminalismo e dei servizi.
Il problema ha uno dei suoi elementi applicativi anche sulla programmazione del “sistema” dei sistemi portuali italiani: problema costituito dagli ormai pesanti ritardi con cui a livello di governi (e non solo l’attuale) si è provato a dare una strategia alle infrastrutture portuali. Dire “provato” è, chiaramente, un eufemismo, perché ancora oggi ognuno dei 15 sistemi portuali programma, progetta, propaganda – e ovviamente chiede investimenti pubblici – per conto proprio.
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L’ho fatta lunga ma arrivo al dunque. Che è il dibattito aperto intorno al progetto livornese della Darsena Europa, con legittime perplessità da una parte (si ricordi la lettera pubblicata sul nostro ultimo numero da parte del dottor Vettosi) ma anche con attacchi e ironie sul progetto in atto, che come noto è di larga massima solo per aprire la strada ad eventuali dichiarazioni d’interesse da parte degli investitori.
Lo stato dell’arte, al momento, risponde in pieno alla mancanza di una programmazione nazionale concreta sulle opere portuali. Volevo scrivere: al casino esistente, ma mi sono frenato. Quello che è evidente è che l’Autorità di Sistema del Nord Tirreno – presidenza Stefano Corsini funestata dalle note vicende giudiziarie, non ancora arrivate a conclusione: e ci vuole fegato per continuare ad assumersi responsabilità pubbliche in questa situazione – ha ereditato il progetto Darsena Europa dalla presidenza Giuliano Gallanti, di cui oggi – come sempre dopo la scomparsa – si celebrano capacità internazionali, esperienza, visioni strategiche e relazioni. Certo, dieci anni sono tanti tra il lancio della proposta Piattaforma Europa e la fase attuale, ridimensionata ma tenacemente difesa: ma sono in linea con la non decisione del piano nazionale sui porti. Ma il punto è un altro, tralasciando le poco chiare ragioni di attacchi strumentali al progetto e a chi lo sostiene: ed è il lavoro in corso dei grandi players mondiali per creare anche lungo le coste italiane una “rete” di porti e di strutture logistiche che risponda ai loro piani operativi.
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Vogliamo provare ad abbozzare un’analisi? Nel corso degli ultimi anni – o addirittura mesi – si stanno incrociando iniziative di altro livello (anche finanziario) che hanno cambiato o stanno cambiando la reale “governance” – se non addirittura la proprietà dei terminal – di tanti porti. S’incrociano – e non si capisce bene se si combattano o si controllino soltanto – gli appetiti dei pesci grossi cinesi con quelli di pesci altrettanto grossi occidentali, a mangiarsi i pesci medi e piccoli rappresentati spesso da terminal nati quando il container era all’inizio e oggi sono sottopotenziati, ai margini della redditività per struttura e dimensioni. Terminal nati da piccoli operatori lungimiranti, che con sacrificio personale, qualche volta con brillante intuizione, erano nati e andavano avanti fino all’arrivo del pesce più grande e vorace. E’ un principio che vale a livello mondiale, per le stesse compagnie armatoriali e a terra per le reti logistiche.
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E alla fine, proviamo a tenerci a casa nostra: a Livorno il grande gioco della Darsena Europa è come una partita a scacchi. Chi potrebbe essere interessato ha posizionato le sue torri, i suoi alfieri e i suoi cavalli, in attesa di muovere re e regina. Che senso avranno sennò le scese in campo dei grandi fondi internazionali sulla sponda Ovest della Darsena Toscana e il mega-armatore-terminalista MSC sulla sponda Est? Difficile credere che siano qui ad accontentarsi di banchine che con la Strettoia del Marzocco avranno sempre limitazioni per le crescenti dimensioni del naviglio specializzato. Più logico pensare che abbiano piazzato le loro pedine e siano pronti – quando i tempi matureranno – a operare forse anche insieme per ribaltare verso il largo il porto container. Ce ne sono già troppi in alto e medio Tirreno? L’abbiamo già scritto: la competizione oggi si fa a tutto raggio, e vince sempre (o quasi) il migliore.
A.F.
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