Per una intermodalità più adeguata le reti ferroviarie standard nella UE

Thomas Baumgartner
BOLZANO – Al suo settantesimo compleanno e quasi cento filiali diffuse in tutta Europa (e non solo) FERCAM ha grande conoscenza ed ampia visuale su tutti i temi che interessano il comparto trasporti e logistica. Ne parliamo con il presidente Thomas Baumgartner.
Presidente, nel dopoguerra, la FERCAM nasceva con l’obiettivo di integrare il trasporto su gomma con quello ferroviario. Quali sono oggi gli ostacoli per lo sviluppo di una ancora più efficiente intermodalità gomma-ferro? Come si è evoluto in generale il vostro servizio?
Il rapporto prezzo-qualità dei servizi intermodali ferrovia-strada offerto dalle ferrovie è per noi utilizzatori tuttora non competitivo rispetto al tutto gomma. Soltanto su alcune tratte europee dove ci sono ostacoli “geopolitici”, come per l’attraversamento delle Alpi e soprattutto attraverso la Svizzera (che sovvenziona i trasporti combinati con misure non indifferenti) il trasporto combinato ha preso piede. E anche su queste tratte riesce ad essere competitivo solamente sulle lunghe distanze oltre i 700 km e per determinate merci trasportate. Le cause per la mancanza di qualità, intesa come affidabilità e puntualità, sono da ricercare soprattutto nel lato ferroviario e io ritengo soprattutto nella mancata standardizzazione europea delle reti e delle normative ferroviarie nonché nella mancata completa attuazione della normativa CEE 91/440 riguardante la liberalizzazione dei servizi ferroviari – dunque nella mancanza di competitività nel settore ferroviario. Il prezzo troppo elevato è dovuto anche alla maggiore complessità della modalità intermodale rispetto alla modalità tuttostrada.
[hidepost]
Trasporti, logistica e sostenibilità ambientale: la FERCAM come si è organizzata per dare il suo contributo all’ambiente e con quali difficoltà?
A parte il nostro impegno nel trasferire più merce possibile dal tuttostrada al trasporto combinato sia ferroviario come pure alle cosiddette “autostrade del mare”, noi puntiamo soprattutto sulle innovazioni tecnologiche che permettono di ridurre le emissioni inquinanti e l’inquinamento acustico dei mezzi di trasporto. Non soltanto tutta la nostra flotta oramai è di motorizzazione Euro6, ma stiamo investendo molto in nuovi camion a trazione con GLN (Gas Liquido Naturale) che permette un abbattimento delle emissioni NOX del 65% e del PM10 del 95%, come pure del 15% del CO2 con una riduzione del 50% della rumorosità del motore. Inoltre stiamo sperimentando le varie alternative con trazioni elettriche, dalla semplice batteria (come primo trasportatore europeo abbiamo fatto un ordine per il futuro camion TESLA) ai mezzi pesanti elettrici a idrogeno o elettrico con pantografo (sperimentazione autostrada Brebemi). Abbiamo più di un milione di mq di centri logistici. Da anni i nostri nuovi magazzini vengono costruiti con le più moderne tecnologie per l’isolamento climatico e minore utilizzo di energia elettrica con evidenti risparmi di emissioni CO2; ovviamente in azienda si lavora molto anche sul riutilizzo di tutti i rifiuti prodotti dai camion, in primis olio esausto e pneumatici, ma anche teloni usati dei camion riutilizzati per la produzione di borse Freitag.
Quali dovrebbero essere le azioni del governo, centrale ed europeo, per favorire la migliore sostenibilità nei vostri trasporti?
Se vogliamo mantenere il nostro standard di vita e far crescere il nostro PIL anche in futuro avremo un aumento della necessità di mobilità delle persone e delle merci. Quindi occorre che la politica ne tenga conto. Per permettere la crescita occorre che tutte le modalità di trasporto, siano esse ferroviarie, marittime, fluviali, aeree ma anche stradali vengano potenziate e rese più sostenibili. Il trasporto intermodale va sostenuto economicamente e il governo si dovrebbe fare promotore per completare la liberalizzazione e standardizzazione del settore ferroviario. Ma il trasporto stradale crescerà comunque e quindi occorre trovare le giuste misure di incentivazione per il rinnovo del parco circolante con mezzi meno inquinanti e più sicuri. Le misure possibili sono tante, fra queste anche la riduzione degli sconti sulle accise e sui pedaggi autostradali per i vecchi camion.
Sempre in tema di efficientamento energetico e sostenibilità ambientale: quali sono le indicazioni che vengono dal vostro settore studio e ricerca per il prossimo futuro?
Gli scenari futuri non sono chiari. Per questo per il 75° anniversario di ANITA verrà organizzato un convegno che intende dare delle indicazioni sulle tecnologie del futuro in tema di minore impatto ambientale per i camion. Credo fortemente che le soluzioni per la tutela dell’ambiente verranno dalla tecnologia e non da misure proibizionistiche o dalla rinuncia alla mobilità.
La FERCAM è presente con le sue filiali in tutta Italia e in larga parte d’Europa oltre che in Nord Africa. Siete anche a Londra: che ricadute vi aspettate dalla prossima Brexit?
Siamo presenti con proprie strutture in 19 paesi e in Europa con i nostri partner offriamo i servizi di distribuzione merce con una rete di 400 punti. Per l’Inghilterra, a patto che la Brexit si faccia, prevediamo aumenti dei prezzi dei noli e allungamento dei tempi di trasporto che avranno evidenti ricadute sull’interscambio tra l’Europa e la Gran Bretagna a danno di tutti.
Sul grande tema della Via della Seta: quali prospettive per FERCAM?
FERCAM da anni offre un proprio servizio chiamato “Euro-Asian Landbrige” con container da 40 piedi. Il servizio attualmente ha un transit time di 10-12 giorni ma un prezzo decisamente più elevato rispetto al servizio marittimo che ha transit time molto maggiori. In futuro con gli investimenti ferroviari che sono in atto, specialmente da parte cinese, e il prevedibile miglioramento burocratico per i passaggi ai vari confini, la percorrenza si potrebbe ridurre a massimo 7 giorni e allora il raffronto prezzo-qualità tra il servizio marittimo e quello terrestre attraverso la via della Seta diventerà ancora più interessante.
Porti italiani e reti TEN-T: dove sono ancora i maggiori problemi?
La riforma Delrio per i porti italiani ha avuto un grande effetto di efficientamento. Occorre che si proceda nel cambiamento ideologico della finalità di una struttura portuale: da un’infrastruttura al servizio della collettività del territorio ad un soggetto economico per fare business e sviluppo.
La rete TEN-T oggi è un puzzle di reti nazionali senza regia europea. Occorrerebbe creare una sovranità europea sulle reti TEN-T per concentrare meglio gli sforzi di investimenti, standardizzazioni e regia unica in caso di interruzioni di qualche infrastruttura; Rastatt insegna: nell’agosto 2017 il crollo della galleria ferroviaria a Rastatt nella valle del Reno causò un fermo senza precedenti della catena logistica ferroviaria in tutta Europa!!
C.G.
[/hidepost]