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Assoporti si ribella al “martirio” i “sistemi” studiano come agire

Daniele Rossi

ROMA – Forse sarà già in questa settimana: perché Assoporti non sembra intenzionata a farsi decapitare dall’indagine che ha sospeso dal suo incarico il presidente dell’AdSP di Ravenna Daniele Rossi, presidente anche della stessa Assoporti. In una fitta serie di consultazioni, i presidenti delle AdSP hanno confermato che Rossi rimane presidente di Assoporti, perché ha la fiducia della grande maggioranza degli iscritti. E perché si era fatto carico – e continua a farsene – di una rifondazione dell’associazione delle Autorità portuali, di cui tutti sentono il bisogno. Ci sarà quanto prima una riunione di vertice. C’è chi dice che arriverà una presa di posizione “forte”, che Roma non potrà ignorare.

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Del resto il recente, durissimo intervento di Gian Enzo Duci, Federagenti, sull’inchiesta di Ravenna (“Solo martiri alle presidenze dei porti”) è stato condiviso da quasi tutti, sia pure con qualche distingui sulla forma: i più scafati tra i presidenti avrebbero preferito il guanto di velluto, visto che alla fine hanno tutti, come si dice, una diffusa sensazione di poter entrare nel mirino di qualche magistrato senza nemmeno sapere perché. Che regni una grande confusione è chiaro: e anche il “caso Livorno”, con la Cassazione che ha rimandato dietro la lavagna il Tribunale del Riesame ma non ha con questo chiuso l’indagine penale sui temi delle concessioni delle banchine, non aiuta ad oggi ad avere certezze. Assoporti, dicono i suoi “cervelli”, ha adesso un’occasione d’oro per chiedere al governo che sia fatta, finalmente, certezza proprio sulle regole della “governance”. Siamo in un momento in cui le grandi scelte sono indispensabili: e tutto questo chiama alla prova non solo il governo e chi governa il Paese, ma anche chi governa (o dovrebbe, o almeno potrebbe) governare strumenti con Assoporti, che nel passato ha avuto ruoli importanti. C’è burrasca in corso, lo vediamo tutti: ma come scriveva Seneca nel suo De providentia, “Gubernatorem in tempestate intellegas”. Ovvero: il buon timoniere si giudica nella tempesta.

Nella sostanza: Assoporti ha la sua grande occasione. Che è anche quella di riuscire a comporre la secessione di quel pugno di Authorities del sud che da tempo va chiedendo una rifondazione in chiave propositiva. Per la governance della portualità italiana, in tempi di grandi tensioni mondiali e di incertezze normative anche all’interno della sola Unione Europea, occorre superare questo lungo periodo di riforme portuali a metà, con le tante promesse che si riformeranno ancora le riforme delle riforme. Non abbiamo più tempo. Ma ce la faranno questa volta i nostri eroi (ammesso che gli eroi ancora esistano)?

A.F.

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Pubblicato il
18 Settembre 2019

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