Rotta polare: i rischi e il gruppo CCAPPTIA

Angelo Roma
LIVORNO – Sulla recente nascita del consorzio internazionale CCAPPTIA (Climate Change Adaptation Planning for Port, Transportation Infrastructure, and the Arctic) abbiamo chiesto al maritime consultant Angelo Roma, tra i più attenti osservatori delle scelte mondiali nel campo dello shipping, un parere sull’iniziativa e sul crescente interesse delle compagnie di navigazione per la rotta polare.
“Vorrei iniziare con una premessa che esprime il mio pieno accordo con quanto ha detto, in un comunicato, la CMA CGM: “L’uso della rotta del Mare del Nord rappresenterà un pericolo significativo per gli unici ecosistemi naturali di questa parte del mondo, principalmente a causa delle numerose minacce poste da incidenti, inquinamento da idrocarburi o collisioni con la fauna marina”. Consapevole che meno ghiaccio marino significhi più traffico navale e che la maggior parte del traffico artico si verifichi in estate, altresì cosciente che le nuove petroliere rompighiaccio di petrolio e gas, siano in grado di funzionare tutto l’anno e che queste, nel 2018, abbiano bruciato così tanta benzina da essere responsabili del 33% delle emissioni di carbonio, non posso non pensare che più traffico significhi più emissioni.
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“In virtù di quanto sopra credo sia giunto il momento di cambiare lo schema del modo in cui i porti e le infrastrutture di trasporto pianificano ed attuano nuove strategie.
Le infrastrutture di trasporto sono sempre più colpite dagli impatti causati dai cambiamenti climatici. Poiché sono vitali per il commercio e le comunicazioni, questa situazione ha implicazioni significative per l’economia locale, nazionale e globale ed il benessere dell’uomo.
“Sebbene molti porti ed infrastrutture di trasporto stiano attualmente sviluppando e implementando strategie di adattamento, la maggior parte di queste realtà, è soggetta a vincoli temporali e finanziari e quindi adottare l’approccio del “go it alone” con una partecipazione di conseguenza, molto limitata da parte di altri soggetti interessati. Tutto ciò complica le decisioni su: quando, come, e in che misura dovrebbero essere impegnate delle strategie appropriate, e capacità negli investimenti, al fine di adattarsi con successo a questa nuova realtà, che resta altamente incerta.
“Costretto evidentemente ad ammettere che in alcuni casi, l’adattamento ai cambiamenti climatici possa creare opportunità per migliorare il benessere e lo sviluppo regionale, come esemplificato dalle possibili aperture dei passaggi marini dell’Artico, a causa dello scioglimento del ghiaccio, ritengo comunque che ciò sia attuabile soltanto con adeguati sforzi collaborativi da parte di diverse discipline e settori.
“A questo proposito – conclude il comandante Roma riallacciandosi alla nostra domanda – studiosi di tutto il mondo hanno lanciato quel consorzio internazionale che si impegna a consolidare e coordinare le attività di ricerca e sviluppo globali, relative alla strategia e all’attuazione delle politiche nel contesto della pianificazione dell’adattamento climatico, nonché del trasporto e dello sviluppo dell’Artico. Il consorzio chiamato appunto CCAPPTIA. Si tratta di un Forum internazionale che riunisce i principali esperti, parti interessate e titolari di diritti di Università, governo, industria, consulenti, gruppi di interesse e gruppi di comunità, per affrontare sfide e opportunità poste dai mutamenti climatici nel polo nord”.
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