Cetacei: epidemia di morbillo
FIRENZE – Non ci sono più dubbi sulla moria di cetacei lungo le coste della Toscana: Morbillivirus e livelli di DDTs e PCBs notevolmente elevati sono stati riscontrati in dieci tursiopi analizzati, dei 40 sinora spiaggiati lungo le coste toscane nel 2019, più della metà dei quali nei mesi di luglio e agosto.
In Toscana, grazie all’Osservatorio Toscano per la Biodiversità, ormai ogni spiaggiamento non sfugge più alla rete coordinata dalla Regione con ARPAT, la Direzione Marittima, l’Università di Siena, e gli oltre 60 partner, sia pubblici che privati, oltre alle associazioni ambientaliste. L’Osservatorio garantisce la sorveglianza h24, grazie anche ad una convenzione triennale aperta con le tre Università toscane, per monitorare la biodiversità marina, coordinata dall’Università di Siena con il supporto di ARPAT.
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Nello specifico, solitamente la specie più colpita è la stenella striata, seguita dal tursiope, il delfino piuttosto grande di colore grigio, lungo fino a tre metri che visita le nostre coste entro poche miglia. Per il 2019, tra quelli morti, si elencano in totale 20 tursiopi, 11 stenelle, 1 capodoglio, un grosso cetaceo non identificato e 3 delfini anch’essi non identificabili a causa dell’avanzato stato di decomposizione. Molte carcasse, compresa quella del capodoglio – sottolinea il rapporto dell’ARPAT – hanno galleggiato a lungo in mare aperto, per poi spiaggiarsi per effetto delle correnti lungo le spiagge.
La lunga serie storica di dati riguardanti la regione ci indica che ogni anno in Toscana si spiaggiano mediamente 18 individui, di cui circa il 20% in buone condizioni, ed utili quindi al fine di essere esaminati nel dettaglio grazie al lavoro dei veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana (IZSLT), sez. di Pisa, che forniscono una relazione sanitaria annuale sulle probabili cause di morte pubblicata sul sito regionale e su quello di ARPAT.
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