Dalla conferenza RemTech sugli “Smart Ports”programmi, progetti e tutela del mare

Nella foto: L’intervento di Silvia Paparella, RemTech Expo general manager.
ROMA – La portualità italiana vive nella sua nuova visione “smart”: ovvero l’Italia degli “Smart Ports” con al centro gli studi, i progetti e le gestioni per una migliore sostenibilità ambientale, che non sia un’astrazione ma che incida profondamente anche sul mondo concreto dell’intera catena logistica. Si è discusso su questa linea alla conferenza nazionale di due giorni fa a palazzo San Macuto di Roma, nel quadro delle iniziative di preparazione a RemTech Expo del prossimo settembre a Ferrara.
Tanti gli interventi, coordinati da Roberta Macii segretario generale dell’AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale e da Francesco Messineo, segretario generale della AdSP del Mar Tirreno Centrale. Il presidente della Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia Francesco Maria Di Majo ha sostituito il presidente di Assoporti Daniele Rossi, richiamato nel suo scalo di Ravenna per altri impegni. Se i rappresentanti del governo hanno dato forfait – la campagna elettorale ha i suoi imperativi – non sono mancati i tecnici, tra i quali il direttore generale del ministero dell’Ambiente Renato Grimaldi e il direttore responsabile del centro per la caratterizzazione ambientale Ispra Maurizio Ferla insieme, Stefano Laporta presidente del sistema nazionale per la protezione ambientale e Marco Spinedi presidente dell’interporto di Bologna. Per i porti, hanno parlato oltre a Francesco Maria Di Majo, Francesco Messineo e Ugo Patroni Griffi, nella tavola rotonda dedicata.
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Tanti temi e tutti di stretta attualità, ovviamente. Anche perché la tutela ambientale del mare, finalmente oggi all’attenzione del Paese, non può che passare attraverso i porti, la loro gestione e il loro rapporto con lo shipping. I programmi, sia sul piano governativo che su quello delle aziende delle stesse autorità portuali, sono numerosi e coinvolgenti. Renato Grimaldi ha citato cifre preoccupanti sulle morti per inquinamento atmosferico ricordando che l’Italia è sotto infrazione UE per il particolato e l’ossido d’azoto.
Come ha detto nella sostanza Roberta Macii, bisogna però affrontare il tutto anche in chiave concreta oltre che culturale. Così è indispensabile aiutare gli armatori minori nell’adozione di quei provvedimenti-filtro che salvaguardano l’ambiente, anche portuale, con incentivi che riducano impegni economici per molti di loro insostenibili. E occorre che i sistemi portuali sviluppino politiche uniformi, per evitare che anche l’ambiente diventi un fattore di competitività distorta. Di Majo da parte sua ha sottolineato l’importanza dello studio sui rapporti tra costi e benefici, sempre per la concretezza degli impegni da chiedere al cluster marittimo mentre Laporta ha ricordato che gli “Smart Port” non possono che avere a fianco le “Smart City” per operare, in un quadro di reciproca interconnessione, sulla difesa ambientale. Per Spinedi l’ambiente si tutela anche con un crescente utilizzo del trasporto su ferro, ed ha portato l’esempio del collegamento Bologna-Bari su ferrovia, che, una volta risolti alcuni adeguamenti infrastrutturali, ha avuto un balzo della domanda dalla gomma alla rotaia con il vantaggio ecologico conseguente.

Nella foto: Davide Benedetti, CEO Decomar.
Tanti interventi anche sulla necessità di rivedere le normative sui dragaggi, sull’utilizzo dei sedimenti e sulle metodologie del loro conferimento sia in mare che in terra.
Occorre snellire, razionalizzare, rivedere, con linee guida e con strumenti – condivisione di dati, parametri comuni – la parte burocratica che oggi rappresenta spesso la maggior difficoltà nel procedere. Ci sono in arrivo altri progetti per rendere i porti competitivi e produttivi, e disegni di legge quali “Terramia” rivolto a bonifiche e SIN e “Salvamare” dove si prevedono nuove funzioni pro-ambiente. E anche una notizia, portata dal Ceo della Decomar (Dragaggi ecologicamente più che sostenibili con la tecnologia Limphid2o) Davide Benedetti: sta nascendo una joint venture tra la Decomar e Fincantieri. Vuol dire anche la grande industria navale sta diventando in tutte le sue accezioni davvero “smart” per l’ambiente.
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