Se uccidiamo il nostro mare
LIVORNO – Una piccola notizia, relegata da un quotidiano nelle pagine dei lettori: davanti a Davao, nelle Filippine, una balena è morta e le hanno trovato 40 kg di plastica nello stomaco, forse causa della sua fine. Buste della spesa, sacchetti per il riso. Secondo gli esperti, è stata una morte lenta e dolorosa. Più feroce, se possibile, di quella dei cacciatori di balene giapponesi, che almeno hanno la pratica – dicono per giustificarsi – nella loro secolare cultura.
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Più vicino a casa nostra, molto più vicino, ogni estate intorno all’isola di Capraia ho fotografato centinaia di sacchetti di plastica a galla, in lunghe strisce provenienti con la corrente da chissà dove. L’ex sindaco Gaetano Guarente ci impazziva, l’attuale sindaco Marida Bessi ci ha fatto una campagna estiva da tempo. L’acqua intorno a Capraia è sempre cristallina, le sue trasparenze sono favolose. Ma se il Mediterraneo è malato, per i cambiamenti climatici e per la mano dell’uomo in diretta con i suoi rifiuti, e le balene sono sempre più rare anche qui, chiediamoci dove finisce ogni pezzo di plastica che usiamo. Da oltre trent’anni con Marevivo cerchiamo di sensibilizzare tutti. Coraggio, c’è ancora molto da fare.
A.F.
Ps – La vignetta di Staino, qui sopra, parla da sola, in senso lato…
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