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Se ci sei batti un colpo

FIRENZE – Lo scrivo a cuor sereno, perché nessuno dei miei quattro lettori potrà mai accusarmi di piaggeria nei confronti del governatore della Toscana. Anzi, semmai l’ho sculacciato più d’una volta, per quanto possano contare le mie critiche. Però questa volta, se sono veri i resoconti che ho raccolto dell’ultima riunione della commissione voluta da Rossi sullo stato degli atti per la Darsena Europa – quella di cui si parla qui a fianco – non mi resta che esprimere la più amara solidarietà. Perché anche su questo tema, l’impressione di chi ha partecipato all’incontro è che si stia pestando l’acqua nel mortaio. Traduco più brutalmente: Rossi è incazzato nero perché non si va avanti. E non tanto perché non si va avanti come vorrebbe e come aveva promesso lui, ma – sembra – non si va avanti e basta. Le gare più volte annunciate ancora non ci sarebbero, le caratterizzazioni delle aree devono venire, la progettazione delle opere dello Stato sono come l’Araba Fenice – che non si sa se ci sia e dove sia – e i tante volte ventilati interessamenti di grandi gruppi terminalisti per il project-financing sono anch’essi poco concreti. Senza considerare altri punti: come il continuo rinvio di scelte fondamentali come la nuova viabilità di accesso alle darsene e di attraversamento del canale dei navicelli, sulle quali ad oggi si disserta graziosamente su un “progetto Bonistalli” ma non si cava un ragno dal buco sul piano degli atti.

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Può darsi che le nostre fonti siano intrise di colpevole pessimismo. Può darsi anche che ci sia del pessimismo interessato (anche se non ne capirei le finalità). Ma senza voler attribuire responsabilità, o peggio ancora colpe, da Firenze è arrivato un messaggio che preoccupa molto. Preoccupa tanto più che anche a livello di governo non sembra affatto scontato che il finanziamento pubblico più volte promesso venga confermato, in una Finanziaria che per le opere pubbliche si preannuncia di lacrime e di sangue. E intanto a Vado Ligure si fanno già le prove di quello che sarà il terminale marittimo della “Silk Road” cinese; che rischia di diventare la pietra tombale dei sogni labronici. Spero di sbagliare, me lo auguro con tutto il cuore. Ma i silenzi imbarazzati del cluster portuale non aiutano l’ottimismo. Della serie: se ci sei, batti un colpo. E battilo ben forte.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
6 Ottobre 2018

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