Il gas arriverà via mare ma l’Italia rimane indietro
I rigassificatori sono bloccati da una burocrazia mostruosa e nel nord Adriatico si discute ancora su dove varare la più importante piattaforma logistica

Marina Monassi
TRIESTE – Arriva dal nord dell’Adriatico un richiamo all’Italia della “burocrazia mostruosa” che ancor oggi sembra del tutto incapace di comprendere la necessità di scelte rapide per uscite dalla crisi. Sergio Razeto, presidente di Confindustria Trieste, ha affrontato in questi giorni su “Il Sole-24 Ore” l’assurdo di un piano sui rigassificatori italiani che va a passo di lumaca.
“Eppure dal 2016 gli Stati Uniti d’America e subito dopo l’Australia – ha detto Razeto – diventeranno tra i principali esportatori di gas del mondo, un prodotto che viaggerà per mare su enormi navi gasiere”. E l’Italia, che ha bisogno del gas come il pane, continua a traccheggiare sui permessi di costruzione dei rigassificatori, compreso quello che interessa tanto a Razeto di Trieste.
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Un’amarezza, quella dei triestini, che viene alla pari con gli ambienti imprenditoriali della Toscana, dove si sconta per il rigassificatore offshore di Livorno già un tempo record di pratiche lungo dieci anni. E dove ancora si aspetta, da parte dell’Olt Toscana Offshore, la definitiva chiusura dell’odissea-permessi mentre è stata già costruita da oltre un anno la pipe-lines sottomarina dal futuro punto di ancoraggio del rigassificatore galleggiante alla costa.
L’allarme rigassificatori coinvolge anche il presidente della Port Authority di Trieste Marina Monassi, che punta con forza sulla piattaforma logistica integrata del porto. “Ricordo a chi parla di piattaforma a Monfalcone o altrove – ha detto la Monassi al quotidiano della Confindustria – che per le grandi infrastrutture a Trieste c’è un bando già pubblicato, lavori già aggiudicati e la previsione di consegnare la piattaforma logistica entro il prossimo febbraio. Una piattaforma logistica anche a Monfalcone? Perché no – ha ironizzato la Monassi – ne sarei felice perché significherebbe altro lavoro e altri investimenti. Ma in questa situazione, e con lo Stato che deve finanziare le grandi infrastrutture, la vedo dura”.
Nel dibattito in corso, gli imprenditori e la stessa presidente Monassi continuano a puntare il dito sulla carenza delle ferrovie italiane e del monopolio di Trenitalia “solo di recente rotto, e dopo mille difficoltà, da Rail Cargo Austria”. La richiesta più urgente alle ferrovie: il raddoppio del Polo di San Polo e i raccordi verso i mercati del centro e nord Europa. Una richiesta allo sfinimento.
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