Biomasse ed elettricità a Livorno
LIVORNO – Enzo Raugei, presidente della Cilp e della nuova società “Porto Energia” per la tante volte annunciata centrale elettrica a biomassa, ha provato a usare l’arma dell’ironia: “C’è l’ennesimo tentativo, con un ricorso al Tar di difficile comprensione, di bloccare un’iniziativa imprenditoriale che porterà vantaggi notevoli alla città; evidentemente c’è chi preferisce il dolce far niente”. Testuale. Ma sotto i toni soft, Raugei e i suoi sono abbastanza incazzati. Perché la centrale a biomasse che dopo almeno tre anni di iter burocratico – autorizzativi e gli ok di ben 22 enti (un calvario tutto italiano che non aiuta certo gli imprenditori) sta per partire in porto sui terreni della stessa Cilp, non si aspettava che qualche pseudo-ambientalista si mettesse di traverso fino a ricorrere addirittura al Tribunale amministrativo regionale.
Schierando in una conferenza-stampa tutti i tecnici e gli amministrativi possibili (tra cui il coordinatore del progetto Natal Rigo Guidi) il presidente Raugei ha cercato di separare il concreto dalle illazioni. In concreto: la centrale vede coinvolta la Cilp per l’85% della società, l’appalto al consorzio di cooperative Inso è già stato conferito e i lavori cominceranno tra due mesi. Il costo dell’operazione, circa 90 milioni di euro, viene finanziato per il 25% con risorse della Cilp, in parte con leasing bancari e in parte con il project-financing, coinvolgendo la Nuova Pignone Generale Electric nella costruzione delle turbine, degli impianti di riferimento e nei contratti di manutenzione. Il pareggio di gestione – ha specificato Raugei – dovrebbe arrivare dopo soli 4 anni di esercizio. L’energia elettrica prodotta sarà utilizzata in primis per le utenze portuali della stessa Cilp ma anche per altri impianti industriali vicini; e si ipotizza anche la possibilità di fornire energia alle navi in banchina consentendo di spegnere i loro generatori di bordo (che inquinano notevolmente). Alla base dell’intera operazione ci sono, come ovvio, anche e specialmente i contributi dell’UE alle centrali a biomasse con i corrispettivi “certificati”. Ma così fan tutti e non è certo uno scandalo.
Il discorso economico – che ovviamente la Cilp persegue in tromba essendo anche alla disperata ricerca di fonti di introito dopo il calo dei traffici – è strettamente legato alle dichiarazioni ambientaliste. Raugei ha citato più volte la “green economy”, il protocollo di Kyoto e le altre iniziative “verdiste” come i capannoni a copertura totale di pannelli fotovoltaici che stanno sorgendo sulle banchine. Punto focale della nuova centrale, l’uso di un combustibile “rinnovabile” come olio vegetale (colza o in alternativa Jojoba o ancora palma) preferibilmente di filiera “corta”, cioè proveniente da produzioni nazionali. In ogni caso per le 100 mila tonnellate annue di consumi previsti, basterebbero 3 o 4 navi medie per la totale copertura dei consumi.
La centrale non produrrà solo energia elettrica ma anche vapore, che a sua volta potrà essere utilizzato da realtà vicine per il riscaldamento e per usi industriali, compreso il “Livorno Reefer” ormai prossimo all’avvio. Darà lavoro a 25 addetti diretti per i quali sono già in programma corsi di specializzazione con la Provincia.
E il ricorso al Tar? I tecnici a supporto di Raugei hanno scaricato una tonnellata di dati a dimostrare che la centrale non inquinerà né aria né acqua, mantenendo anche le emissioni dei fumi (motivo del ricorso al Tar) in meno della metà di quanto richiesto dalle più severe normative attuali e azzerando praticamente in toto le emissioni di CO/2. Peraltro la tecnologia della centrale livornese è adottata attualmente in molti paesi e nella sola Italia comporta già la produzione di 2000 megawatt con circa 500 impianti costruiti o in costruzione. Come a dire: ma che cercano questi “verdisti” che evidentemente non vedono al di la del confine labronico?