LIBRI RICEVUTI – “La poltrona Incatenata” di Giovanni Lippi e Ennio Marchetti
LIBRI RICEVUTI (di Antonio Fulvi)
“La poltrona Incatenata”
di Giovanni Lippi e Ennio Marchetti
Stampato da Copystamp Livorno
È con particolare commozione che presento questo agile ma davvero meritevole lavoro di Giovanni ed Ennio per svariati motivi.
Il primo è che il libro contribuirà, con la sua vendita e quella dei biglietti dello spettacolo che si è tenuto domenica sera a Villa Fabbricotti, alla realizzazione di una piscina terapeutica per bambini e ragazzi diversamente abili. Il secondo è che si parla della storia dei cinema e teatri livornesi che è un profondo richiamo alla cultura labronica dello spettacolo, insita nello spirito dissacrante ma anche profondamente sentimentale della nostra gente. Il terzo motivo – e perdonatemi se per me è il primo a coinvolgermi – è che la storia dei teatri e cinema livornesi è anche la storia della mia famiglia da parte di mamma, che era una Marinari, sorella minore di Fortunato Marinari il quale ai cinema e teatri ha dedicato la vita.
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Giovanni Lippi, il “nipotino” per eccellenza di mio zio Fortunato, si è rivelato già da tempo un’ottima penna. Sa scrivere e sa coinvolgere. E lo conferma in queste cinquanta pagine stringate ma piene di pathos. Per tutti coloro che, grazie alla giovane età, hanno saputo poco o niente di questo importante capitolo della nostra storia culturale, “La poltrona Incatenata” è un’occasione unica: per imparare e per divertirsi. Per noi che abbiamo superato abbondantemente gli “anta” è molto di più, lo ammetto: un richiamo ai ricordi più vivaci, a un mondo scomparso fatto non solo di poltrone incatenate e belle serate con la gente bene affacciata dai palchi e in mostra nelle prime file: ma anche della vicinanza fisica con i grandi dello spettacolo, con Macario, Vanda Osiris, Gassman, Rascel, il can-can delle Folies, e via così. Ricordi personali? Affacciato dal palchetto dello zio Fortunato proprio a pochi metri dalla ribalta, appena adolescente ricordo gli occhi sgranati e le tempeste ormonali nel quasi toccare le ballerine scosciate che zampettavano quasi a portata di mano. Quant’è bella giovinezza…
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