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Tra Riforma e riffa sulle AdSP

LIVORNO – Era nelle previsioni, che si stanno puntualmente confermando: passate le Feste, partono le campagne politiche e partitiche sui rinnovi delle presidenze portuali. Nel caso della Toscana e della Liguria, con l’aggiunta della guerra per la presidenza delle due Regioni. Fuoco e fiamme, in un clima nazionale che non è certo tra i più sereni.

Il punto di riferimento, almeno sul piano ufficiale, è l’attesa, sollecitata, ribadita, fantasticata Riforma della Riforma portuale. Sulle ipotesi della quale sono state elargite a più mani le anticipazioni e le promesse del viceministro genovese Rixi, ma in un crescendo rossiniano anche quelle di alcuni degli organi tecnici del governo. Ultime delle quali, le idee del Garante della concorrenza.

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Sono, quelle del Garante, a largo raggio. Ma per quanto riguarda i porti, alcune delle proposte che impattano nell’articolazione della Riforma sono significative. Molto significative.

La prima: accorpamento di alcune AdSP – non specificate quali. Almeno per ora – perché si stanno confermando interferenze e contrapposizioni tra AdSP spesso confinanti.

La seconda: rivedere, semplificando e velocizzando, la procedura delle concessioni demaniali: eliminando che i rinnovi avvengano su richiesta dai titolari e avviando il procedimento un anno prima della scadenza, senza poi sotterfugi di rinvii o riesami.

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La terza: eliminare i vincoli dello scambio di mano d’opera tra le diverse aree in concessione alla stessa impresa (ovvero, autoproduzione da concedere).

La quarta: il settore regionale del trasporto su ferrovia dovrà adottare il sistema delle gare, eliminando l’attuale sistema delle scelte regionali più o meno opinabili.

La quinta: più coordinamento centrale, reale e non solo a promesse, tra le pianificazioni nei porti, gli investimenti, le specializzazioni.

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L’elenco potrebbe essere più lungo, ma abbiamo provato a sintetizzare mal massimo. Ne deriva, tra le altre cose, l’impressione – condivisa da molti operatori – che la Riforma della Riforma sia ancora una specie di Araba Fenice: che ci dia ciascun lo dice, come e dove sia nessun lo sa… E ne consegue, se vogliamo essere realisti, che i tempi saranno ancora lunghi. C’è chi ipotizza che la Riforma diventi un ottimo governo operativo solo nella seconda parte di quest’anno. C’è il rapporto con le Regioni portuali, tutto da definire, in un clima tutt’altro che semplice anche per le diversità politiche. C’è da raccordarsi con la UE, che sugli investimenti e sul cluster portuale europeo ha la sua voce. Insomma, come cantavano nell’800 con accorata nostalgia i poveri fantaccini inglesi in faticosa marcia alla conquista delle vallate dell’Afganistan “It’s a long way to Tipperary”.

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Volete il punto su qualcosa di più vicino? Eccovi accontentati: la campagna ormai in pieno svolgimento per le scadenze delle AdSP. Tra quelle scadute (nove) e quelle in scadenza (altre cinque) siamo al totale, con oltre cinquecento candidature già sotto esame. Si tratta di poltrone importanti, che – come dice il MIT – riguardano specializzazioni significative, per esperti non solo italiani ma europei. Secondo le prime dichiarazioni da parte degli esponenti del governo più addentro, c’era anche l’ipotesi di nominare solo commissari in attesa della Riforma: una ipotesi che però cozza non solo contro appetiti politici, ma anche contro le reali esigenze del cluster, su programmi, progetti e realtà in corso. Poi ci sono le prese di posizione dei partiti, già a tambur battente: come il pronunciamento della Lega per l’AdSP del Tirreno Settentrionale (Livorno, Piombino e Arcipelago) che ha sparato contro l’eventuale riconferma di Luciano Guerrieri per “i tempi lunghi con cui viene condotta avanti la gara della Darsena Europa” ed altro. A Giani, presidente della Regione, Guerrieri invece sta bene e va confermato. Coraggio, siamo solo all’inizio…

A.F.

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Pubblicato il
18 Gennaio 2025
Ultima modifica
20 Gennaio 2025 - ora: 20:27

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