Tempo per la lettura: 2 minuti

Anche le donne VIP in difesa del mare

NEW YORK – Possiamo partire dall’immagine della modella in bikini che bacia appassionatamente un delfino (ahimè, di plastica!): è uno dei simboli scelti dagli Usa di oggi per rilanciare un ruolo ambientalista che secndoil prossimo presidente Trump farà piazza pulita del verdismo “da greenwashing” per concentrarsi sui temi “reali” della difesa della natura: una natura, sostiene il nuovo corso, che non deve sacrificare l’uomo ai miti di una nuova Arcadia ma deve rimettere l’uomo al centro. Si vedrà poi con i fatti come verrà coniugato questo principio. Da sottolineare un dettaglio non di dettaglio: la bella ragazza che bacia il delfino di plastica è l’attuale signora Trump, Melania, quando era ancora la signorina Knauss, modella di professione.

L’altra immagine, quella della sirena morente per l’inquinamento da idrocarburi, è iconica e più volte apparsa anche sui grandi media. È stata rilanciata in questi giorni a sottolineare, quasi sempre in chiave critica, i risultati del summit mondiale per l’ambiente che è in corso fino a venerdì prossimo a Baku, in Azerbaigian, con parecchie assenze importanti, insieme a presenze particolarmente criticate In occidente come quelle dei talebani afgani. 

La COP29 di Baku era già nata sotto la cattiva stella della mancata adesione di alcuni dei paesi più inquinati del mondo: bollata inoltre dallo svolgersi nella nazione oggi tra le prime nell’estrazione nella vendita del petrolio greggio e che raffinato, con il sospetto di smerciare come proprio anche il greggio russo sotto embargo occidentale. Baku è una moderna città ad alto tenore di vita – per l’oriente – grazie proprio al fatto che galleggia letteralmente sui ricchi giacimenti di conbustibili fossili, importanti per tutti paesi consumatori ancora dipendenti da quello che fu definito “l’oro liquido”, e che continua a condizionare l’economia mondiale.

La Cp29, malgrado le tante critiche e gi scetticismi, sta affrontando in chiave di ricerca diimpegniconcreti i tanti propositi esposti nei precedenti incontri sui cambiamenti climatici, sulla transizione dai carburanti fossili a quelli Green e sugli ukase – specie europei – contro le motorizzazioni endotermiche classiche, che dovrebbero essere proibite entro il 2030 o il 2035 (secondo le varie versioni). Più o meno sottopelle a Baku si è trattato nche il tema dell’auto elettrica che vede ormai la Cina al vertice delle sue produzioni ediffisione, ma anche dellealternativa (Toyota in primo piano) per l’idrogeno come alternativa più prestazione, disponibile e progressivamente anche meno costosa. Non rima ne attendere, a questo punto, le conclusioni ufficiali della Conferenza e poi le adesioni o meno a queste conclusioni e relativi impegni da parte delle varie nazioni.

Pubblicato il
20 Novembre 2024

Potrebbe interessarti

La quiete dopo la tempesta

Qualcuno se lo sta chiedendo: dopo la tempestosa tempesta scatenata a Livorno dall’utilizzo del Tdt per le auto di Grimaldi, da qualche tempo tutto tace: sul terminal sbarcano migliaia di auto, la joint-venture tra...

Leggi ancora

Se rullano tamburi di guerra

Facciamo così: se avete voglia di ripassare con me un po’ di pillole di storia, che possono insegnarci qualcosa sull’attuale preoccupante rullo di tamburi di guerra, provo a pescare nella memoria.   Le spese per rinforzare...

Leggi ancora