Authority Livorno, il ministero nomina Guerrieri commissario
Quasi un mese prima della scadenza definitiva della proroga: cosa c'è dietro
LIVORNO. «Luciano Guerrieri è stato nominato commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale». Con un sobrio comunicato di poche righe Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione che governa i porti di Livorno e Piombino, oltre che gli scali dell’Arcipelago, dà l’annuncio del decreto di nomina messo nero su bianco dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Lo dice spiegando che «così prende tempo in attesa di scegliere il presidente».

Luciano Guerrieri al timone dell’Autorità di sistema portuale di Livorno-Piombino ora come commissario
C’è una particolarità: a differenza del susseguirsi di incarichi di pochi mesi l’uno dopo l’altro (a Livorno avvenne con Giuliano Gallanti in uscita), stavolta – lo segnala l’Authority – il mandato commissariale «non ha scadenza» (ma «verosimilmente durerà sino alla nomina del nuovo presidente»). Questo potrebbe esser letto apparentemente come un “sine die”: cioè fino a chissà quando. Possibile, ma più probabilmente il viceministro (leghista) Edoardo Rixi, che si muove da plenipotenziario su tutta questa materia, ha in mente un commissariamento che consenta di andare avanti un po’, senza dover per forza esser cotretti dalla logica dei tempi a stiracchiare bis e tris come in passato (è avvenuto anche per Luciano Guerrieri a Piombino).
Diversamente da quanto accaduto in qualche altra occasione, da Roma si è giocato d’anticipo rispetto alle scadenze perentorie: effettivamente Guerrieri era già in “prorogatio” dal 14 marzo, data in cui scadeva il suo mandato, ed effettivamente questa proroga aveva un limite-diktat di 45 giorni in ragione dello stop con cui la legge Bassanini impedisce le proroghe infinite com’era in uso un tempo. Ma la “prorogatio” sarebbe terminata a fine aprile, esattamente il 28. Dunque, il ministero avrebbe avuto quasi un altro mese di tempo.
E allora, come mai? L’Authority labronica si limita a riferire che nel provvedimento del ministero «si spiega che la decisione del ministro appare dettata dalla necessità di “assicurare la continuità dell’azione amministrativa ed impedire stasi connesse alla decadenza degli organi ordinari anche in relazione alla sussistenza di investimenti infrastrutturali, strategici per il Paese”».

Il numero uno dell’Authority Luciano Guerrieri mostra il progetto della vasca di colmata
È però probabile che si sia voluta mettere nel congelatore una situazione locale al pari di varie altre analoghe. In nome di cosa? Di una trattativa complessiva. La nomina dei presidenti delle istituzioni portuali deve avvenire tramite una intesa fra governo centrale e presidente di Regione competente per territorio: ma in almeno cinque casi l’infornata di nuovi incarichi dev’essere condivisa con Regioni in mano al centrosinistra. È stato già sottolineato che la questione potrebbe aggomitolarsi attorno alle sorti di Genova: è la “capitale” della portualità italiana e, al tempo stesso, una città travolta dal ciclone delle inchieste giudiziarie proprio sul fronte del porto e nel giro di poche settimane è destinata a cambiare il sindaco (elezioni a maggio), il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale (che governa anche Savona) e il comandante del porto (qui il link all’editoriale che la Gazzetta Marittima ha dedicato questo articolo all’argomento).
Di più: in particolare la situazione di Livorno è legata a filo doppio con quella di Genova. Come sottolineato dal nostro Antonio Fulvi (qui il link all’articolo sulla Gazzetta Marittima e qui il link al corsivo nella rubrica dell’ “Avatar di Aeffe”), il segretario generale dell’Authority livornese, Matteo Paroli, ha fatto e disfatto la valigia varie volte. Destinazione Genova. Intanto, però, i sindacati hanno fatto quadrato per averlo a Livorno. Resta da capire il destino di Guerrieri. Il toto-nomi attualmente indica in pole position l’avvocato Davide Gariglio, piemontese, ex deputato dem.
Nel frattempo, il commissariamento consente di non restare con le mani in mano, se si vuole: «Come spiega il ministero, – parole di Palazzo Rosciano – il commissario esercita i medesimi poteri e le attribuzioni conferiti precedentemente al presidente, che durante la proroga avrebbe invece potuto adottare esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli urgenti e indifferibili».